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Il Castello di San Fili di Stignano

Il Castello di San Fili di Stignano

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Il Castello di San Fili di Stignano
Stignano è un paese sorto su uno sperone di roccia con a valle la fiumara Precariti. Situato nella provincia di Reggio Calabria, confina con paesi di notevole interesse storico e culturale come: Riace, Stilo, Pazzano, Placanica. Nel tempo ha mantenuto il suo originario impianto medievale con le tipiche case addossate le une alle alte, le strette stradine interne reticolari che rimandano ad innumerevoli piccole scalinate e vicoletti da attraversare per conoscere questo piccolo paese calabrese. Giungendo nella piazza principale, cuore del paese, la vista con un magico contrasto che solo la Calabria con i suoi paesi arroccati può offrire, è ammaliata dai colori del mattone, della terra, del verde e del giallo che si confondono fino a sparire nell’azzurro del mar Jonio che bagna queste coste.
Il Castello di San Fili di Stignano è una torre nata come struttura difensiva nel ‘500, poi modificata a fini residenziali nel corso del 700 ad opera di una famiglia feudataria locale che ne fece una palazzina di caccia.
Si tratta di una costruzione a pianta triangolare, probabilmente richiamante le architetture esoteriche in voga durante l’Illuminismo, con tre torri ai vertici, di cui due sul prospetto principale, in pietra a base rettangolare e la terza sul vertice pentagonale opposto. L’edificio è a due piani e vi si accede per una scala esterna a unica rampa. All’interno una scala collega i due livelli e il terrazzo.
Dal terrazzo è possibile dare uno sguardo alla campagna circostante, bellissima e florida, e alla piccola cappella sconsacrata facente parte dello stesso complesso edilizio. Sempre dal terrazzo è visibile la Torre di San Fili che dista pochi metri dal castello ed è raggiungibile a piedi.  La Torre di San Fili, come molte altre sparse sui promontori lungo le coste calabresi, fu edificata con funzione di avvistamento e di guardia coordinata con l’apparato di difesa contro le invasioni saracene e turche.

La torre di avvistamento di San Fili

La torre di avvistamento di San Fili

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San Fili

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La processione della Madonna di Capo Colonna

La Processione della Madonna di Capo Colonna

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La processione della Madonna di Capo Colonna

Ogni anno, la terza domenica di maggio, la processione della Madonna di Capo Colonna coinvolge migliaia di fedeli crotonesi e non solo.

Questo rito antico e suggestivo, arriva al suo culmine con la lunga processione del sabato notte, ma inizia l’ultimo giorno di aprile, quando l’icona della Madonna viene esposta nel duomo cittadino per il rito del “Bacio del Quadro”.

Da questo giorno fino alla data del pellegrinaggio vero e proprio la città si concentra a venerare questa sacra immagine.

Il quarto sabato di maggio avviene la processione notturna di 15 chilometri da Crotone fino alla chiesa di Capo Colonna, situata in quello che fu l’antico promontorio Lacinio che ospitò il tempio greco di Hera Lacinia.

Come a rievocare antichi riti di epoche passate, in cui i culti alle dee muovevano masse di devoti in processione, nella chiesetta di Capo Colonna si conduce la Madonna che accolta dall’abbraccio dei fedeli aspetta di far ritorno a Crotone trasportata, questa volta, in barca, quasi a voler benedire il mare portatore nei secoli di benessere ma anche di grandi catastrofi. Accolto nel porto di Crotone, il grande quadro viene deposto nuovamente nel duomo della città tra le preghiere ed i festeggiamenti di quella marea umana che ogni anno si stringe intorno ad un rito sentito e dalle origini antiche.

Il quadro raffigurante la Madonna di Capo Colonna è denso di storie e leggende che ne accrescono la grande e secolare devozione.

Secondo una delle tante ipotesi miste a leggende popolari, l’icona fu  portata a Crotone dallo stesso San Dionigi, patrono della città e primo Vescovo: secondo questa tradizione il dipinto sarebbe opera di San Luca evangelista. Il racconto è sicuramente leggendario e non supportato da dati storici in merito.

Dalle caratteristiche del quadro si sa, invece, che la sua origine risale all’XI secolo, e raffigura una Madonna nera con bambino di chiara derivazione Siriana-Bizantina. Questa tesi è accreditata non solo dallo stile pittorico, ma dall’edificazione, per mano dai monaci basiliani,  del primitivo luogo di culto che ospitò l’effigie e nel quale oggi si trova l’attuale chiesetta di Capo Colonna.

Numerosi sono poi i fatti miracolosi attribuiti al quadro, come la sua resistenza all’incendio operato dai turchi nel 1519. Durante una delle tante incursione, le flotte turche saccheggiarono la zona di Capo Colonna dando fuoco al quadro che però non subì alcun danno. I turchi tentarono allora di trafugarlo ma prodigiosamente la nave che lo trasportava rimase incastrata in mare come fermata da una forza misteriosa. Per essere liberi di salpare, i turchi gettarono il quadro in mare. Esso fu recuperato casualmente da un pescatore del posto che solo in punto di morte confessò di averlo nascosto in casa e lo riconsegnò al santuario. Nel 1638, il quadro della Madonna fece scappare i turchi da una nuova incursione poiché, vedendolo esposto in tutto il suo splendore sulle mura della città, ritirarono le truppe temendo una maledizione.

Infinite leggende raccontano di come il quadro salvò Crotone dai tanti terremoti che devastarono la Calabria e di come si rivelò miracoloso per tanti fedeli che annualmente, spinti dalla speranza e dalla devozione, affrontano la lunga processione notturna.

La processione notturna per la celebrazione della madonna di Capo Colonna è un rito che racchiude un sostrato di tradizioni secolari e di culti che se pur il tempo ha trasformato, sono l’anima di questa terra di storie antiche così vive anche nei gesti quotidiani più semplici.

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Approfondimenti:

http://calabriaterradistorie.altervista.org/capo-colonna/

http://calabriaterradistorie.altervista.org/la-torre-di-capo-nao/

Rocca Imperiale

Rocca Imperiale

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Veduta del Castello Svevo di Rocca Imperiale

Veduta del Castello Svevo di Rocca Imperiale

Particolare del Castello di Rocca Imperiale

Particolare del Castello di Rocca Imperiale

Interno del Castello di Rocca Imperiale

Interno del Castello di Rocca Imperiale

Zona marina di Rocca Imperiale

Zona marina di Rocca Imperiale

I limoni IGP di Rocca Imperiale

I limoni IGP di Rocca Imperiale

Rocca Imperiale è un paesino della provincia di Cosenza, arroccato su una colle che dall’alto ammira il mar Jonio che bagna la sua zona marina.
Bellissimo è  Il Castello Svevo, posto sulla sommità del colle che abbraccia il centro storico di Rocca Imperiale che, con le sue abitazioni caratteristicamente disposte a gradini, si presenta come un borgo dall’aspetto caratteristico  e pittoresco, specie di notte quando è illuminato.
La fortezza, costruita a partire dal 1221, è ubicata a circa 200 metri sul livello del mare e venne fatta costruire per disposizione di Federico II di Svevia in un luogo di estrema importanza dal punto di vista militare e strategico in quando vista l’ubicazione in altura, serviva da torre di guardia per il controllo della strada che ancora oggi costeggia il mar Jonio.
In seguito alla costruzione della fortezza, si sviluppò anche un fiorente centro abitato nel quale convogliarono le genti di territori vicini.
Da visitare è, poi, il monastero costruito nel 1562 con la sua imponente chiesa.
La zona marina di Rocca Imperiale dista solo 4 Km dal centro storico. La lunga spiaggia dorata oltre ad essere un luogo di attrazione turistica, regala ai visitatori un ulteriore salto nella storia grazie alla Torre di Guardia del XVI secolo e l’imponente Magazzino fatto costruire nel XVII secolo dal duca Fabio Crivelli a testimonianza della passata importanza commerciale e culturale del posto. Il mar Jonio e le sue acqua cristalline sono i protagonisti indiscussi della zona marina.
Per il settore agroalimentare calabrese è importante il limone coltivato in queste terre. Esso per le sue caratteristiche inconfondibili, il profumo intenso, la ricchezza del succo e il colore giallo vivace ha ottenuto il marchio IGP. Succosi ma anche belli, i limoni di Rocca Imperiale non sono utilizzati solamente in cucina e nella cosmesi ma anche come ornamento per le vetrine e i tavoli espositivi delle fiere del paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cropani

Cropani

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Duomo di Santa Maria Assunta

Duomo di Santa Maria Assunta

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Cropani è uno dei comuni della Valle del Crocchio, in provincia di Catanzaro.

La parte alta del paese regala una vista spettacolare, intervallata da vaste aree verdi che si prolungano fino al mare. La natura spettacolare di questo luogo che regala la possibilità di itinerari naturalistici bellissimi, fa da contorno ad un centro storico ricco di cultura e di arte. Passeggiando per Cropani si può riscoprire un pezzo di Calabria incontaminato e custode di preziose tradizioni antiche. Le sue origini sono incerte, anche se alcuni ritrovamenti fanno ipotizzare che fosse già abitato prima della venuta dei monaci bizantini nel VI sec. d.C..  Il successivo dominio normanno fu florido per la costruzione di monumentali cattedrali e palazzi.

Entrando dall’antica porta si può ammirare il Duomo Romanico di Santa Maria dell’Assunta, eretto nel XV sec..  La struttura è stata costruita con grandi blocchi di granito tufaceo e spicca per il suo imponente campanile, alto 43 metri. Esso presenta otto monofore al terzo e al quarto piano, e termina con una cuspide piramidale a otto facce rivestite di maiolica. Nel 1756 il campanile fu ampiamente ricostruito perché seriamente danneggiato da un fulmine.
La facciata è stata costruita con blocchi di pietra locale: arenaria, calcare e tufo. La scalinata granitica conduce al portale quattrocentesco, costituito da quattro archi tufacei concentrici a tutto sesto, compresi fra due colonne e un architrave. Il rosone gotico presenta dodici colonnine a raggiera ed è sormontato da una nicchia. Il portale secondario, che punta verso il mare, è in pietra scolpita e risale al XVI secolo.

All’interno del duomo si può ammirare la “Dormitio Virginis”, tavola quattrocentesca collocata sull’altare maggiore.

Bella e di notevole importanza storica è la chiesa di Santa Lucia, risalente al XIII sec. Situata nel cuore del paese, a pochi passi dal duomo, la facciata conserva ancora lo stemma della casata Cosentino, che ne commissionò l’edificazione.

Proseguendo il percorso per il centro storico si arriva alla chiesa di Santa Caterina e di San Giovanni.

Percorrendo i vicoli medievali del paese si possono ammirare gli antichi e nobili palazzotti signorili, con i balconi in ferro battuto e gli eleganti portali in pietra, le vecchie case con le scale esterne, gli archi dei sottopassi che rendono il paese di Cropani un gioiello di altri tempi.

Il territorio, inoltre, ospita importanti siti archeologici di epoca compresa tra il Neolitico Medio e la fase Tardo-Antica, antecedenti cioè alla nascita dell’attuale borgo di Cropani. Sono visibili tracce significative del Santuario di Acqua di Friso (fine VII – V sec. A.C.), i lacerti di fattorie brettie, gli insediamenti di ville rustiche romane e ben due siti Tardo-Antichi.

La zona costiera è poi caratterizzata da lunghe distese sabbiose che permettono passeggiate in riva al mare anche nei periodi autunnali, grazie ad un clima mite per buona parte dell’anno.

Cropani è un vero e proprio capolavoro di natura e di arte, impreziosito ancora di più dalla sua posizione che lo porta ad essere vicino ad altri interessanti centri calabresi sia marittimi che montani.

 

Pesce spada gratinato con pomodori secchi

Pesce spada gratinato con pomodori secchi

pesce spada

Il pinocchio della Costa Viola, così viene definito il pesce spada in Calabria, è uno dei protagonisti della cucina tradizionale.
La pesca del pesce spada è ancora eseguita con tecniche antiche, considerate dei veri e propri monumenti culturali di folklore e di storia. Le imbarcazioni utilizzate sono chiamate “spatare” e sono dirette dal timoniere o “avvistatore” che in bilico su di un alto pennone avvisa il fiocinatore o “u lanzaturi” di prendere la mira e arpionare con “u ferru” il pesce spada appena avvistato.
Le prime testimonianze di questa antica tecnica di pesca sono raccontate da Archestrato di Gela, vissuto nel IV secolo a.C.. Il poeta narra che anticamente proprio dalle sponde reggine della Costa Viola partivano i pesce spada per Atene, pescati con le tecniche ancora oggi in uso ed introdotte dai fenici.
La sagra del pesce spada si tiene la seconda domenica di luglio a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria.
La ricetta che proponiamo è quella del Pesce Spada gratinato alla calabrese con pomodori secchi.
INGREDIENTI:
-4 filetti di pesce spada
-200 g di pangrattato
-50 g prezzemolo
- 50 g di pomodori secchi
-40 g di capperi
-1 spicchio d’aglio Origano q.b.
-Olio extravergine d’oliva q.b
-Sale q.b  e Pepe q.b.

Preparazione:
Lavate ogni singola fetta di pesce spada e asciugatela. Disponete i filetti in una pirofila unta di olio. Preparate un impasto con il pangrattato, il prezzemolo, l’origano, i capperi, i pomodori secchi tritati, l’aglio tritato, il sale, il pepe e un filo di olio. Ricoprire il pesce spada con questo impasto. Infornate a 180°C e fate cuocere per circa 10 minuti.
Quando la crosticina sarà ben dorata il piatto sarà pronto.

Pomodori secchi sott'olio. Una tipica conserva calabrese

Pomodori secchi sott’olio. Una tipica conserva calabrese

Le Vasche di Cassiodoro

Le Vasche di Cassiodoro

Le Vasche di Cassiodoro. Copanello di Stalettì

Le Vasche di Cassiodoro. Copanello di Stalettì

“…Rifulge di luce chiarissima e, dotata di un clima molto mite, ha inverni aprichi, estati fresche, e la vita ivi trascorre senza alcun malanno per la mancanza d’intemperie. Perciò anche gli abitanti sono svegli nelle sensazioni, perché la contemperanza del clima regola ogni cosa…”  Cassiodoro

Le Vasche di Cassiodoro sono bellissime formazioni rocciose naturali da ammirare nei percorsi lungo la costa della provincia di Catanzaro. Si trovano a Copanello di Stalettì, località balneare situata al centro del Golfo di Squillace. Dalla costa sabbiosa e dal mare cristallino, questo territorio è un insieme armonioso di storia raccontata da numerose testimonianze archeologiche e di una natura meravigliosa e spettacolare. I paesaggi marini sono resi suggestivi dalle rocce di granito bianco ricche di vegetazione che racchiudono specchi d’acqua marina dal colore turchese.
Le vasche di Cassiodoro caratterizzano una parte del promontorio di Copanello. Queste vasche naturali di forma circolare e ovale, utilizzate per l’allevamento ittico, appartenevano al Vivarium di Cassiodoro, monastero fondato da questo illustre letterato intorno al 555 d.C.. Il Vivarium non era solo luogo di preghiera, ma era soprattutto un’importante officina di ricerca e di studio, nota nel Medioevo in tutta Europa e crocevia di viaggiatori e studiosi.
La zona di Copanello di Stalettì racchiude in sé un paesaggio naturale bellissimo che è oggi la testimonianza di quella che fu la cornice di eventi storici e di personaggi che segnarono il cammino artistico e culturale di questo territorio.

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Ruderi della chiesa S.Martino a Copanello di Stalettì. Risalente al VI sec. d.C., secondo molti studiosi è da identificarsi con il Vivarium di Cassiodoro. Secondo tale ipotesi il sarcofago  ritrovato sarebbe quello che conservava il corpo dell'illustre letterato

Ruderi della chiesa S.Martino a Copanello di Stalettì. Risalente al VI sec. d.C., per molti studiosi è da identificarsi con il Vivarium di Cassiodoro. Secondo tale ipotesi il sarcofago ritrovato sarebbe quello che conservava il corpo dell’illustre letterato.

 

La Torre di Capo Nao

Torre di Capo Nao. Capo Colonna, Crotone. Foto di Gianluca Mosca

Torre di Capo Nao. Capo Colonna, Crotone. Foto di Gianluca Mosca

La Torre di Capo Nao o semplicemente Torre Nao, è ubicata sull’antico promontorio di Capo Colonna a Crotone. E’ a guardia di uno dei parchi archeologici più belli e ricchi d’Italia: il promontorio, un tempo conosciuto con il nome Lacinion ospitando il maestoso tempio di Hera Lacinia, rappresentava un luogo non solo di culto ma anche di importanti rotte commerciali. Con la fondazione di Crotone da parte dei coloni greci nel VII sec. A.C., l’area dell’antico Capo Lacinio divenne, grazie alla sua posizione, uno dei centri più importanti per lo scambio economico e lo sviluppo relazionale, da ciò la consistente ricchezza di reperti archeologici ritrovati nelle campagne di scavo.

La torre Capo Nao è una struttura difensiva a pianta quadrangolare edificata dagli spagnoli nel XVI secolo allo scopo di rafforzare il sistema difensivo litoraneo, per arginare le invasioni turche.

L’architettura della Torre Nao, terminata nel 1568, è tipicamente vice regnale con corpo parallelepipedo su base quadrata, con cordolo litico e grosse caditoie, dotata di scala esterna e piccolo ponte d’accesso. Tra la scala e la torre un ponte levatoio a scomparsa, azionato dall’interno da una carrucola, garantiva l’isolamento della torre stessa. All’ingresso del terzo livello un solaio mobile ed una caditoia ne garantivano l’estrema difesa. Il nuovo sistema difensivo spagnolo prevedeva la costruzione di possenti torri di guardia visibili tra di loro così da poter segnalare in modo tempestivo l’arrivo delle navi straniere. Il progetto venne lanciato dal vicerè spagnolo Don Pedro da Toledo, ma la completa attuazione si ottenne solo alla fine del XVI secolo, sotto il viceregno di Parafan di Ribeira. Venuto meno il pericolo delle incursioni turche, le torri di guardia persero ogni funzione di difesa e nel 1810 la Torre di Nao fu inclusa nel sistema doganale francese. Dopo l’unità d’Italia divenne sede del comando di una brigata della Guardia di Finanza.

Oggi la Torre Nao di Capo Colonna ospita al suo interno l’omonimo Antiquarium che raccoglie importanti reperti di archeologia subacquea rinvenuti nei tratti di mare antistanti il promontorio.

Dal piano superiore della Torre Nao si gode un colpo d’occhio tra i più suggestivi che permette di ammirare un lungo tratto dell’arida e selvaggia zona costiera del litorale crotonese con le acque trasparenti della Riserva marina di Capo Rizzuto.

 

Catanzaro Lido

Particolare del lungomare di Catanzaro Lido e antiche case dei pescatori

Particolare del lungomare di Catanzaro Lido e antiche case dei pescatori

“E nelle notti tempestose udiamo la voce del mare che intona la nenia alle seppellite città della Magna Grecia ” (Carlo De Nobili, 1907)

Cullata dal mar Jonio, nel periodo pre-greco l’area del quartiere marinaro di Catanzaro era denominata Crotala, in quanto attraversata dal Crotalo, l’attuale torrente Corace, successivamente con la colonizzazione greca fu inglobata nell’area dell’antica Scolacium. Durante le incursioni Turche, la popolazione si rifugiò sulle alture retrostanti dello Zarapotamo (dove attualmente è situato il quartiere Santa Maria) e del Trivonà su cui poco tempo dopo sorse Catanzaro. Agli inizi del XII secolo, periodo in cui la costa divenne più sicura, intere famiglie di pescatori provenienti da Catanzaro, trovarono la loro sistemazione definitiva nel “villaggio marina”, dando il via ad un lento e continuo ripopolamento dell’area.
Grazie alla sua posizione, il popolamento fu costante ed interessò l’insediamento di gente proveniente da molte zone limitrofe.
Le foto ritraggono Catanzaro Lido in inverno. Qui, il mare reso brillante dal sole, l’odore di salsedine, il piccolo porto e i pescatori, la pineta che si riposa aspettando l’estate, fanno da sfondo all’anima che trova pace e serenità.Catanzaro LidoCatanzaro Lidoporto di Catanzaro Lidoporto Catanzaro Lidopineta giovino1lido

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Melanzane ripiene alla calabrese

Melannzane ripiene alla calabrese “I malangiani chini”

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Questa ricetta ricorda le domeniche in famiglia e i giorni al mare. E’ un piatto tipico del meridione e ha molte varianti. Sulle tavole calabresi si trova soprattutto in estate quando le melanzane sono mature. E’ uno dei piatti del pranzo di Ferragosto, quando al mare o in montagna ci si ritrova per festeggiare questa giornata.
Oggi proponiamo la ricetta al forno.

Ingredienti:
6 Melanzane (di medie dimensioni)
Olio di oliva
400 gr di Pomodori pelati
300 gr Carne macinata
Mezza Cipolla rossa di Tropea
2 Uova sode
50 gr Pane raffermo, sbriciolato e ammollato nell’acqua
Parmigiano Reggiano e pecorino q.b
150 gr Caciocavallo  Silano
Aglio : uno spicchio -Prezzemolo : q.b. - Sale: q.b. - Pepe: q.b.

Preparazione:
Per iniziare lavate le melanzane, asciugatele, dividetele a metà e scavatene la polpa aiutandovi con un coltello.

In una pentola portate l’acqua salata (q.b) ad ebollizione ed immergete i gusci delle melanzane. Stesso procedimento ma in una pentola differente per la polpa. Quando le melanzane saranno morbide e cotte potrete scolarle. Fate attenzione a non lasciare acqua nelle melanzane e scolatele bene.

Intanto preparate il sugo al pomodoro: in una pentola con un po’ di olio e un po’ di aglio che avrete fatto imbiondire fate cuocere il sugo, lasciandolo a fine cottura un po’ liquido. Ricordate che è importante che il sugo rimanga liquido perché poi dovrà essere messo in forno.

In una padella a parte fate soffriggere la cipolla tritata con l’olio e poi aggiungete la carne macinata. Fatela rosolare, sfumatela con del vino rosso e terminate la cottura. Se è il caso aggiungete un po’ di acqua calda. La carne servirà per il ripieno

Ora che il sugo e la carne sono pronti potete preparare l’impasto che sarà usato per farcire le melanzane:

In un recipiente versate la carne, le uova sode a piccoli dadini, il pane ammollato nell’acqua che avrete ben strizzato, la polpa delle melanzane ben strizzate e macinate con un coltello, il prezzemolo tritato, il pepe, il parmigiano e il pecorino grattugiati, un pizzico di sale. Amalgamate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo

Prendete i gusci di melanzane che prima avevate bollito privandoli della polpa e riponete sul fondo una fettina di caciocavallo silano. Ora potete farcirli con il ripieno appena preparato.

Dopo aver farcito le melanzane potete prepararle per la messa in forno:

Prendete una teglia da forno e sporcate il fondo con il sugo al pomodoro. Disponete su di essa le melanzane ripiene e ricopritele con il sugo rimasto. Spolverizzate con una manciata di parmigiano e infornatele a 180° per 20 minuti. Ovviamente i minuti al forno sono indicativi, vi renderete conto che le melanzane sono pronte quando si formerà una crosticina sulla superficie.

Come vi avevamo detto la ricetta delle melanzane ripiene ha molte varianti. Una è quella di friggere leggermente le melanzane prima di infornarle. Anche in questo caso il procedimento di preparazione è lo stesso, solo che prima di infornarle e ricoprirle di sugo dovrete farcirle come vi abbiamo spiegato precedentemente e friggerle. Dopo la frittura le riporrete in forno seguendo il procedimento indicato per la prima ricetta.

Se volete potete anche, dopo aver seguito tutto il processo della cottura e della farcitura, friggerle senza aggiungere il sugo e senza infornarle.

In ogni caso saranno buonissime!
Buon pranzo!!!