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Estate con Calabria Terra di Storie

Estate con Calabria Terra di Storie
manifestazione incanto
Luglio prosegue con gli appuntamenti del mercoledì di “U teatru ammenzu a simana”, un cartellone di eventi tra Teatro, storia, cucina tipica.
Un buon esempio di collaborazione tra associazioni impegnati per la valorizzazione del territorio e della cultura. Tutte le serate si apriranno con i racconti di Mirabilia che ci farà scoprire la storia medioevale di Catanzaro, conducendoci nei sotterranei della città, poi le stupende commedie in vernacolo di Teatro Incanto. A completare il tutto le cene tipiche preparate dal ristorante 21R.
“U teatru ammenzu a simana” è cultura, sapori, buon tempo passato a fare cose belle.
Se volete scoprire i magnifici mercoledì del “U teatru ammenzu a simana”, seguite la puntata de “La mappa dei piaceri” che andrà in onda martedì 14 luglio alle ore 9:30 e in replica alle 14:30 e a alle 20:00 su CalabriaTV, canale 15 del digitale terrestre. La stessa puntata andrà in onda anche su TelespazioTV, canale 11 del digitale terrestre, alle ore 15:30 e alle 23.00.
Buona visione e arrivederci a mercoledì con il secondo appuntamento di questo cartellone straordinario
Qui le foto del primo appuntamento del mese
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Estate a Catanzaro

Estate a Catanzaro

I luoghi del U Teatru ammenzu 'a simana

I luoghi del U Teatru ammenzu ‘a simana


Riscopriamo il centro storico di Catanzaro con un cartellone di eventi tra teatro, arte, storia, tradizioni e cucina tipica.
Da mercoledì 8 luglio e per tutti i mercoledì del mese, Calabria Terra di Storie insieme alla compagnia Teatro Incanto e al gruppo storico Mirabilia parteciperà a “U teatru ammenzu ‘a simana”. Una manifestazione da non perdere, promossa da Teatro Incanto e realizzata con la partecipazione della nostra associazione e di quella di Mirabilia. E’ un esempio di buona collaborazione tra associazioni impegnate per la promozione del territorio, una buona occasione per dare vivacità alle tradizioni di Catanzaro, ai suoi spazi più belli e alle sue tradizioni più autentiche.
Ogni mercoledì di luglio, a partire dalle 19:30, Mirabilia aprirà la serata con le escursioni per i luoghi di “CATHACIUM, la città fortezza” e a seguire, alle ore 21:00, Teatro Incanto metterà in scena le sue commedie più belle. La chiusura delle serate sarà all’insegna della buona cucina con degustazioni tipiche.
Tutti gli appuntamenti si terranno presso il complesso monumentale del San Giovanni di Catanzaro.
“U Teatru ammenzu ‘a simana” apre il sipario nel cuore del centro storico mercoledì 8 luglio alle 19:30 con la prima escursione di Mirabilia che ci condurrà in un viaggio immaginario tra le mura del castello normanno di Catanzaro, facendoci rivivere la storia dei signori che lo dominarono, la sua fondazione e la sua caduta. Alle 21:00 Viva Catanzaro, una commedia in vernacolo, originale, ironica, con la quale Teatro Incanto ha saputo descrivere il capoluogo dalle origini mitologiche fino ai giorni nostri, senza tralasciare le sue molte virtù e inevitabili debolezze. Poi la degustazione del piatto tipico di Catanzaro, a cura del ristorante 21R: il Morzello.
L’estate a Catanzaro è teatro, storia, cucina tipica, tempo di qualità.
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Stignano

Stignano
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Stignano, antico paese della locride, sorge aggrappato a uno sperone sulla sinistra della bassa valle della fiumara Precariti. Confina con comuni dal grande interesse storico e culturale, come: Camini, Caulonia, Riace, Stilo, Placanica, Pazzano e con il mare Jonio che accompagna tutta la lunga striscia di strada che collega questi luoghi.
La ricerca etimologica sul termine “Stignano” lascia aperti ancora confini della storia civica secondo alcuni studiosi il nome deriverebbe dal greco stenòs, luogo angusto, stretto, mentre secondo uno studio più consolidato si tratterebbe di un nome preso dalla cittadina dal termine latino Stenianum che indicherebbe “possesso o villa di uno Stenus, o Stenius”.
Seguì le vicende di Stilo in quanto suo casale. La Contea di Stilo era una confederazione di Casali ognuno con propria autonomia, con un proprio parlamento con proprie leggi.
Quindi, insieme agli altri casali di Guardavalle, Camini, Riace e Pazzano, appartenne al demanio regio di Stilo anche durante la dominazione degli Aragonesi.
L’ordinamento amministrativo dello Stato, predisposto dal generale Championnet durante la Repubblica Napoletana, ne fece un Comune autonomo nel cantone di Satriano.
Nel 1807, invece, i Francesi lo dichiararono università nel cosiddetto governo di Stilo. Ritornò a essere amministrativamente autonomo con il decreto 4 maggio 1811 istitutivo dei Comuni.
Ai piedi del borgo adagiato su una collina scorre la fiumara Precariti. Il paese ha mantenuto le caratteristiche medievali con le case addossate le une alle altre. Le stradine interne, in alcuni punti, sono così strette da non consentire il passaggio delle auto. La vita scorre intorno alla piazza Forzio che regala una vista spettacolare sulla costa jonica.
E’ un luogo che regala panorami senza tempo, la storia che lo percorse è ancora visibile nelle tradizioni e nelle testimonianze architettoniche e culturali. A poca distanza dal centro storico è ubicato il Castello di San Fili, già descritto sul nostro sito e visibile nelle foto di chiusura della presentazione. Grazie alla vicinanza con altri comuni straordinari, offre svariate possibilità per itinerari enogastronomici, naturalistici e culturali.
Non dimenticate di assaggiare la tradizionale “Pasta di Casa” con il sugo di capra, le zeppole o il baccalà con i pomodorini.
Buon viaggio!!
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Veduta della torre di guardia dal Castello di San Fili

Veduta della torre di guardia dal Castello di San Fili

Castello di San Fili

Castello di San Fili

San Valentino in Calabria

San Valentino in Calabria

Passare il San Valentino in Calabria, per i borghi antichi, a catturare tramonti magici, ad ammirare paesaggi unici

Una bellezza così armoniosa nelle sue molteplici manifestazioni è essa stessa una forma di amore da custodire, raccontare, condividere

Il presepe vivente di Panettieri

Il presepe vivente di Panettieri

Il presepe vivente di Panettieri

Il presepe vivente di Panettieri

Nel borgo antico di Panettieri durante le festività natalizie si tiene il Presepe vivente. Un appuntamento ormai conosciuto in tutta la Calabria e non solo.  E’ l’occasione per visitare Panettieri, immergendosi in un tempo passato fatto di tradizioni popolari ricche di suggestioni e di ricordi. Si possono ammirare i gesti che un tempo animavano le botteghe degli artigiani, le vie profumate dai sapori dei cibi tipici del Natale calabrese, ascoltando i suoni bellissimi delle zampogne che annunciavano la nascita di Gesù. In un’ambientazione curata nei minimi dettagli si ha l’impressione di camminare in un tempo passato, fatto di semplicità, di calore umano, di ritualità profonde e sentite. Immerso in un paesaggio naturale bellissimo, il presepe vivente di Panettieri ogni anno accoglie centinaia di visitatori provenienti da ogni parte del Meridione e non solo, per concludersi il 6 gennaio. Durante i giorni della manifestazione che apre al pubblico dalle 17 alle 20, tutta la popolazione di Panettieri è impegnata nella rappresentazione del presepe, riproducendo con attenzione i particolari della Betlemme che accolse la venuta del Messia, senza però tralasciare l’adattamento alla tradizione, agli usi ed ai costumi del  Piccolo Borgo calabrese.
Il presepe vivente di Panettieri è un contributo importante per la diffusione e la valorizzazione della cultura e tradizione Calabrese che  attraverso questa manifestazione rivive, ritrovando forza nella capacità di essere tramandata e raccontata.

Zeppole calabresi

Zeppole calabresi “Zippuli”

Zeppole in preparazione

Zeppole in preparazione

La frittura delle zeppole

La frittura delle zeppole

Zeppole calabresi

Zeppole calabresi

Il mese di dicembre in Calabria è scandito da tradizioni popolari antiche e sentite. Le festività natalizie iniziano l’otto del mese con la ricorrenza dell’Immacolata. E’ il giorno in cui le famiglie iniziano a riunirsi intorno alla tavola imbandita di portate tipiche e soprattutto di Zeppole fritte “I Zippuli”, che saranno preparate per tutto il mese.
La preparazione delle zeppole è un vero e proprio rito di socialità che vede le famiglie riunite nelle case ad attendere le donne che con gesti veloci e laboriosi preparano la pasta che poi fritta darà vita a queste prelibatezze. E’ il giorno in cui le note delle zampogne risuonano per le piazze e le vie, intonando musiche popolari miste a spiritualità e folklore. Il giorno dell’Immacolata è un anticipo di vigilia di Natale che apre ad altri momenti importati come il giorno di Santa Lucia in cui, in alcuni paesi calabresi, si consuma un primo cenone di tredici portare con il piatto principale a base di grano cotto. Si accendono anche i primi falò propiziatori in quella che è la notte più lunga dell’anno e che precede l’allungarsi delle ore di luce. Un detto popolare recita a tale proposito: “da Santa Lucia a Natala u jornu crìscia nu passu ’e cana; ’e Natàla mpoi criscia nu passu ’e voi”, ( da Santa Lucia a natale il giorno è corto come un passo di cane, da Natale in poi si allunga come un passo di bue).
Durante il periodo di  Natale, i giorni sono scanditi dalla preparazione di cibi tipici, soprattutto dolci che non solo hanno lo scopo di rinnovare le tradizioni ma di radunare le famiglie. Il cibo è dunque, un elemento di forte identità e di aggregazione che caratterizza la Calabria e le sue unicità culturali e territoriali. Come la lingua di un popolo, il cibo preparato in questo mese di festa celebra la storia e le tradizioni più antiche della Calabria, in tal senso le portate tradizionali sono una vera e propria lingua che saldata nei secoli si tramanda a memoria e riconoscibilità della popolazione calabrese.
Ma il cibo consumato nei giorni delle feste natalizie è anche un momento di convivialità significativo e di grande valore, in questi giorni, gesti antichi e tramandati vengono rimessi in scena secondo rituali precisi che albergano nella memoria dei calabresi. In questi momenti di condivisione profonda, le generazioni colmano le loro distanze, incontrandosi sotto l’aurea di una cultura popolare antica, riconoscibile  e ricca di simboli.
Qui proponiamo la ricetta delle zeppole “i Zippuli” che un tempo si preparavano a partire dalla vigilia dell’Immacolata.

Ingredienti per le Zeppole:

  •  500 kg di farinadi grano duro
  • 1 kg di patate
  • 300 kg di farina’00’
  • 10 g di sale
  • 1 cubetto di lievito di birra
  • acqua tiepida
  • Acciughe sott’olio per la farcitura ( a scelta)
  • abbondante olio di semi per friggere

Preparazione delle Zeppole:

Fate bollire le patate con tutta la buccia. Quando saranno cotte scolatele e lasciatele freddare. Sbucciatele e passatele nello schiacciapatate. Fate sciogliere il lievito in un bicchiere di acqua tiepida con il sale. Versate la farina in una ciotola grande disponendola a fontana, aggiungete le patate e il lievito sciolto e cominciate ad amalgamare il tutto con le mani, lavorate con i pugni per amalgamare bene il tutto. Quando il composto  risulterà rassodato versate poco alla volta acqua tiepida e continuate a lavorare nello stesso modo fino ad ottenere un composto appiccicaticcio ed elastico. Ponete il tutto in una casseruola grande, alta almeno 20 cm, fate una croce di sopra con le mani, coprite con un canovaccio e lasciate lievitare vicino ad una fonte di calore per 2 ore circa. Capirete che sono lievitate perché la croce si sarà aperta e non si vedrà più. Bagnatevi bene le mani con l’olio e lavorate l’impasto a ciambella o con la forma che più preferite, inserendo all’interno l’acciuga. Friggete in abbondante olio (devono essere praticamente immerse nell’olio) fino a quando saranno dorate.

N.B. La ricetta con le patate è tipica dei paesi della provincia di Cosenza, la stessa ricetta può essere preparata anche senza l’aggiunta delle patate come avviene in altri paesi calabresi.

 

La commemorazione dei defunti

La commemorazione dei defunti in Calabria

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La commemorazione dei defunti è un momento particolare per la Calabria che ritrova usanze secolari tramandate nel tempo, dall’importanza fondamentale per il rafforzamento del senso di appartenenza ad una comunità dalle radici profonde. Secondo la credenza popolare nella notte tra l’ 1 e il 2 novembre le anime dei defunti tornano sulla terra, affrontando con fatica il viaggio che li separa dal mondo dei vivi, per questo è tradizione, durante questa notte, imbandire tavole per dare ristoro ai defunti, propiziando la loro benevolenza e protezione per il futuro. Essi ritrovano la strada di casa grazie ai lumini lasciati accesi sui davanzali della finestre. Nelle comunità italo-albanesi presenti in Calabria, un tempo ci si recava in corteo verso i cimiteri: dopo benedizioni e preghiere per entrare in contatto con i defunti, si consumavano ricchi banchetti direttamente sulle tombe.
Questa festa, dalle origini antiche e legate al mondo contadino, segnava in qualche modo il passaggio delle stagioni, era il momento in cui la terra che aveva dato i suo frutti si riposava e affrontava l’inverno. Questo passaggio dalla floridezza primaverile ed estiva al buio sterile dell’inverno, veniva interpretato come il momento in cui il mondo dei vivi e quello ultraterreno si confondevano e comunicavano, quindi era importante non solo esorcizzare la paura ma propiziare il nuovo anno e il buon raccolto. Era ed è ancora il giorno in cui il ricordo dei propri cari si trasforma in atti pratici, divenendo un momento di condivisione anche conviviale e di contatto con la morte da sempre vista con mistero e timore.
I bambini durante questa ricorrenza sono i protagonisti di attenzioni speciali, ad essi sono destinati dolci e doni portati, secondo un racconto che gli adulti tramandano da secoli, dai cari defunti  durante la notte tra l’1 e il 2 novembre.
Con queste tradizioni non solo si ritrova il senso di appartenenza alla comunità, ma si mantengono tra le generazioni i legami con il passato e con chi un tempo ci sorrideva e ora ci accarezza teneramente nei ricordi.
Nella gastronomia tradizionale i piatti del 2 Novembre sono a base di legumi ma i dolci sono i protagonisti della ricorrenza proprio perché fanno parte dei doni che i defunti portano ai bambini. In Calabria e in molte altre zone del meridione si preparano le “Dita di Apostolo“, dolci di pasta di mandorle farciti, nel nostro caso, con marmellata di cedro e dalla forma di dito.
Nella provincia di Reggio Calabria si usa preparare anche lo Stomatico “U Stomachico”, un biscotto fatto con gli ingredienti poveri della tavola contadina come: il miele, le uova, la farina e qualche mandorla.
Oltre ai riti religiosi, molte sono le fiere del giorno dei morti. Una delle più antiche, risalente a 500 anni fa, si tiene ad Amantea, in provincia di Cosenza. Questa fiera diviene l’occasione per assistere ad interessanti rievocazioni storiche, gustare prodotti tipici e conoscere il centro storico.

 

Cestini per ristorare i defunti durante il viaggio notturno

I cestini lasciati sul tavolo per ristorare i defunti durante il viaggio notturno

Lo stomatico

Lo stomatico

Le dita degli apostoli

Le dita degli apostoli

 

 

Le attività associative

Le attività associative

Girovagando per la Calabria, scoprendo e riscoprendo luoghi bellissimi, sapori e tradizioni. I prossimi itinerari e le attività estive saranno inseriti molto presto. Visiteremo Santa Severina e Caccuri, Il borgo di Saracena, i borghi medievali più belli della Calabria e poi itinerari naturalistici e tante altre attività per tutta la Calabria

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Il Carnevale in Calabria

Il Carnevale in Calabria

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I diavoli di San Demetrio Corone

I diavoli di San Demetrio Corone

 

Corajìsima

Corajìsima

Il falò di Carnevale

Il falò di Carnevale

 

Ragù di maiale calabrese

Ragù di maiale calabrese

 

Pasta di casa con ragù di maiale calabrese

Pasta di casa con ragù di maiale calabrese

 

il ragù calabrese

il ragù calabrese

 

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Salumi calabresi

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiacchere

Chiacchere

 

 

 

 

Questa ricorrenza è legata, come altre, al mondo antico e rurale. Risente dell’influenza delle origini greche e latine della regione, collocandosi tra i riti agropastorali pagani che segnavano il passaggio delle stagioni. Dall’inverno alla primavera, veniva tracciata la linea immaginaria che divideva l’anno vecchio dal nuovo, definendo con rituali specifici la volontà di propiziare i giorni futuri. La rinascita della natura, portata dalla primavera, si sostituiva all’inverno spettrale, ma questa nuova vita rifioriva dalla cenere dei giorni passati, per cui durante il Carnevale era serrato il rapporto con il mondo ultraterreno e la morte.

Riprendendo la simbologia della morte che conduce alla rinascita, sin dall’antichità, il Carnevale calabrese arrivava al suo apice del martedì grasso con la processione funebre di Nannuzzu Carnulivaru che ancora oggi si celebra nel paese di San Salvatore a Reggio Calabria. Il fantoccio che impersona tutto quello che è vecchio e che rappresenta il male, viene bruciato nella piazza principale a tarda sera.
Facendosi beffa della morte, il popolo si libera dal male dell’anno vecchio, purificandosi e propiziando l’avvenire. Il corteo dei Mascarati, accompagnato dal suono della tarantella, percorrendo tutte le vie del paese dietro la guida dal capo maschera “u pudiccinedda”, l’unico ad avere il viso scoperto, si sofferma nella piazza centrale e disponendosi in cerchio, assiste all’incenerimento del fantoccio. È il momento in cui tutte le maschere che coprono il viso vengono tolte a simboleggiare la sacralità del rito e la rinascita.

Sempre il martedì grasso, detto anche “U marti ‘e l’azata”, per l’usanza di ammazzare il maiale, si consumano succulenti e abbondanti pasti a base di carne suina fino a tarda notte. La goliardia e l’abbondanza di queste ore viene poi abbandonata nel lungo periodo della quaresima che inizia con i rintocchi della mezzanotte che danno inizio al mercoledì delle ceneri. Anticamente, prima di andare a dormire, ogni persona si preoccupava di togliere dai denti, con sciacqui di acqua e cenere, eventuali residui di carne, in quanto il mercoledì delle Ceneri era d’obbligo mangiare di magro.
Le donne lavavano subito le posate con la cenere e da quel momento bisognava tenersi ben lontani dalla carne.

San Costantino di Briatico a Vibo Valentia, si caratterizza per il pianto funebre di Corajìsima che, sul finire della rappresentazione farsesca del funerale, entra in scena piangendo il  moribondo consorte, Carnelevari, che poi morirà a causa degli eccessi alimentari, con queste parole:
“Néscia tu, porcu e lardàru,
ca trasu eu, netta e pulìta” (vai via tu che sei impuro e al tuo posto arrivo io che sono pura).
Il  lamento della donna rappresenta la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima.
Il mattino del mercoledì delle ceneri, le campane suonano a morto per annunciare la fine del breve periodo di Carnevale. In ogni rione compaiono delle bambole penzolanti per aria, vestite di nero, con in mano il fuso, la conocchia e un’arancia con infisse sette penne di gallina. Si tratta dell’effigie di Corajìsima che un tempo si credeva avesse il potere di tenere lontano, dalle case e dalle famiglie che la esponevano, fame, carestia e ogni  ristrettezza.
Le penne di gallina con cui si adorna il simulacro della Quaresima, raffigurano le sette settimane che precedono la Pasqua. Alla fine di ogni settimana si estrae una penna finché non arriva la domenica di Resurrezione.

Il Carnevale del Pollino, ancora oggi molto sentito, era l’occasione in cui anche i più poveri potevano godere di qualche giorno di piacere e benessere, avvicinandosi ai ricchi, prendendone vizi e abitudini.

A Spezzano Albanese, il Carnevale inteso come momento di coesione e di abbattimento delle diversità sociali, è celebrato con la Giostra dell’Agnello, in cui il vincitore non rinuncia a consumare il trofeo con tutti i partecipanti. Anche questa festa ha origini antichissime e si ricollega alle giostre medievali, oltre che ai sacrifici di animali del periodo pagano.

Un’altra rappresentazione di cui ancora si hanno tracce avviene a Castrovillari. Il protagonista è Ciccillo ‘u crujjanìso, un uomo alto e robusto, travestito da donna, con al collo una collana di peperoni secchi che accompagnato da Micuzzo Chiarelli, nella  parte del marito, porta a passeggio nella carrozzina il “bambino”, impersonato da Biasìno ‘u muranìso, un ometto di bassa statura. Il bambino, con la cuffietta in testa ed il ciuccetto in bocca, dimenandosi suscita l’ilarità del pubblico. Attualmente, in questa località è nota la parata dei carri allegorici e il festival del folklore.

A San Demetrio Corone, durante il Carnevale si svolge il funerale di “zì Nikolla”, un vecchio vestito di stracci, seguito da donne in costume arbereshe e da altri personaggi, tra cui i diavoli (djelzit) coperti di pelli di capra.

A Caraffa di Catanzaro si ripete annualmente l’antica tradizione in cui i giovani indossano sacchi ripieni di paglia: “i rusàli”.

Elemento unificante del carnevale regionale è la maschera tipica calabrese rappresentata da GIANGURGOLO. Il personaggio ha le caratteristiche del rozzo e furbo pastore che diventa padrone. La maschera, nata nel 600, fu importata in Calabria per mettere in ridicolo gli arricchiti che imitavano i nobili cavalieri siciliani. l nome Giangurgolo deriverebbe dalle parole:
Gian = Zanni  di cui rimane ancora traccia nel dialetto calabrese , nell’uso di espressioni come “fari u Zannu” o “fari i Zanni”, che vuol dire “fare uno scherzo”, e Gurgolo, che vuol dire “bocca larga” o “grande bocca”. Un personaggio ingordo quindi, dotato di appetito insaziabile e spacconeria
Secondo un’altra ipotesi la maschera sarebbe nata da una persona realmente esistita a Catanzaro. Secondo tale teoria, dal punto di vista etimologico Giangùrgolo significherebbe “Gianni l’ingordo”, per la sua caratteristica distintiva: l’ingordigia. La sua storia inizia nel convento delle Suore di Santa Maria della Stella, dove nacque il 24 giugno 1596. Il nome deriverebbe da Giovanni, in onore del Santo del giorno del suo ritrovamento. La leggenda narra che nei boschi cercò di salvare uno spagnolo aggredito dai briganti che, nonostante tutto, in seguito alle ferite perse la vita. Lo spagnolo in segno di riconoscenza, in punto di morte, nominò Giovanni suo erede, consegnandogli, oltre alle sue ricchezze, una lettera che conteneva il modo per salvare la città. Da allora Giovanni tramutò il suo nome in Alonso Pedro Juan Gurgolos, in onore del defunto, e iniziò la sua personale lotta contro l’occupazione spagnola. Giovanni si organizzò con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, proponeva spettacoli satirici incitando il popolo alla rivolta. Una condanna a morte lo costrinse a trasferirsi in Spagna, ma successivamente, tornato a Catanzaro, ritrovò Marco, il suo amico di teatro, malato di peste. L’ abbraccio fraterno tra i due contagiò anche Giangurgolo che morì poco dopo.

Attraverso la maschera, il riso, l’esorcismo della morte e poi la purificazione, la popolazione cercava, e ancora forse inconsciamente cerca, di uscire dalle ristrettezza della quotidianità, perseguendo una rinata coesione sociale capace di abbattere le diversità e le disuguaglianze.

Ancora oggi, è viva in Calabria l’usanza di consumare, insieme ad amici e parenti, pasti a base di carne di maiale nei giorni di giovedì e martedì grasso, arricchendo il tutto con i dolci fritti come le chiacchere e la musica popolare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pasta con la mollica e le acciughe salate

Pasta con la mollica e le acciughe salate

pasta alici e mollica

Questo condimento per la pasta è tipico del meridione d’Italia. E’ un piatto povero della tradizione. Un tempo era il primo piatto della vigilia di Natale, durante la quale per tradizione si prepara una cena di magro.
E’ una ricetta veloce, economica e gustosissima.

Pasta cu l’alici salati e a mundicata
Ingredienti:

  • 350 gr di spaghetti
  • 160 gr di mollica di pane
  • 4 filetti di acciughe sotto sale
  • 1 peperoncino rosso piccante
  • olio
  • 2 spicchi di aglio
  • prezzemolo
  • sale qb

In una padella ponete l’olio, il peperoncino tritato, l’aglio e le acciughe che avrete precedentemente dissalato lavandole sotto l’acqua corrente. Fate rosolare delicatamente fino a che le alici si saranno sciolte.
A questo punto aggiungete la mollica di pane e fatela rosolare fino a quando diventerà leggermente croccante.
Portate la pasta a cottura, non salatela molto perché le acciughe sono già molto salate, e quando sarà al dente scolatela e saltatela nel condimento molto velocemente.
Aggiungete il prezzemolo e se volete una spolverata di peperoncino in polvere.

La pasta è già pronta! come vi avevamo detto era una ricetta veloce, facile ma buonissima.

Buona pasta cu a mundicata e l’alici salati a tutti!!!