Roccella Jonica

Roccella Jonica

Veduta di Roccella Jonica dal castello

Veduta di Roccella Jonica dal castello

Roccella Jonica

Roccella Jonica è situato lungo la Costa dei Gelsomini, la riviera bagnata dal mar Jonio e più a sud della Calabria. Il nome della costa trae origine dalla coltivazione del fiore di gelsomino che qui veniva raccolto dalle donne, le gelsominaie, e poi venduto in Francia per la produzione di essenze profumate. Questa costa si caratterizza per le distese sabbiose intervallate da alte rocce che si gettano a picco sul mare, regalando un contrasto di colori tipico della macchia mediterranea. A rocce floride e verdi, si alternano alture brulle ed imponenti. Questo tratto calabrese offre l’opportunità di effettuare numerosi itinerari naturalistici e storico-culturali. Lungo la Costa dei Gelsomini, oltre a Roccella Jonica, si trovano infatti, altri siti di interesse dello Jonio reggino, facilmente raggiungibili perché in successione.

Roccella jonica è un comune risalente alla Magna Grecia, era l’antica località di Amphisya ricordata nei poemi del poeta Ovidio. Nel X secolo il paese si chiamava già Rupella, poi Arocella, fino all’attuale nome di “Roccella” a causa della sua localizzazione sulla rocca, che oggi conserva i resti del castello medievale e della torre.
Come molti centri della costa jonica prossimi al mare, Roccella, subì gli attacchi dei Saraceni. Dal XIV secolo e fino alla metà del XV fu feudo dei conti Ruffo di Catanzaro per poi  passare di mano in mano ad altri feudatari, come i Carafa, fino all’abolizione della feudalità nel 1806.
Col decreto del 4 maggio 1811, Roccella divenne capoluogo di Circondario comprendente i Comuni di Gioiosa e Castelvetere. Nel 1816 diveniva Comune nel Circondario di Castelvetere.

Oggi, percorrendo la Statale 106 in cui si snodano altri siti di interesse come Kaulon, Riace, Stignano, Stilo, si arriva a Roccella Jonica e proseguendo, si giunge fino a Locri con il suo interessante parco archeologico.

A Roccella Jonica sono presenti i resti del castello medioevale, situato su una roccia imponente che domina l’intero comune. Fondato in periodo normanno da Gualtieri De Collepietro, successivamente la proprietà passò alla famiglia Ruffo per diverse generazioni, poi a Galeotto Baldax.
Numerosi sono i ruderi del nobile palazzo, conservante un magnifico portale litico, sormontato dallo stemma, in pietra calcarea ed eroso dal tempo, dei principi Carafa della Spina. Superato il portale d’ingresso (un tempo ponte levatoio) l’attenzione è attratta da un balcone monumentale con mensole scolpite e figurate (mascheroni).
Il palazzo è arricchito al suo interno da un cortiletto, in selciato, con otto canali a forma di stella. Dal cortile si accede, tramite la scala principale, ai piani superiori, dove c’erano gli appartamenti privati dei principi, mentre a pianterreno si accede ai locali destinati a vari usi (cucine, magazzini, ecc). All’interno del cortile si può vedere un pozzo incassato nella parete e, lungo la stessa, la porticina d’ingresso all’elegante scala a chiocciola, in pietra calcarea.
Attigua all’edificio è la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, in stile jonico barocco. La chiesa è contigua al palazzo dei Principi Carafa, e la nobile famiglia attraverso un coretto, oggi distrutto, accedeva direttamente all’interno dell’edificio sacro.

Sorprendente per la sua collocazione, incastonata tra le rocce è la chiesa di Maria S.S. delle Grazie. Qui, nella piccola pianura che ospita la chiesetta del 1545, le colline che la proteggono, ricoperte da zone verdeggianti, si alternano a caratteristici tratti rocciosi, che creano una visione paesaggistica d’insieme molto suggestiva. Oasi di pace che regala una vista suggestiva verso la Torre di guardia di origine medievale che costituisce, insieme al recinto murario, il nucleo più antico dell’intero complesso del Castello dei Principi Carafa della Spina.
L’origine antica di Roccella Jonica è testimoniata dalle due alte colonne monolitiche in porfido egiziano, attendibilmente destinate ad un Tempio pagano rimasto inedificato sono state rinvenute in zona Castellace – Melissari, dove probabilmente aveva sede l’antico ”Portus Auxonius” meglio conosciuto come il ”Porto di Maccapè”. Attualmente le due colonne si trovano erette tra il lungomare e la Piazza S. Vittorio, dove furono sistemate nell’aprile del 1985.
Altro interessante sito, tra i molti presenti, è il Convento dei Minimi di San Francesco da Paola.
Da un atto notarile del 1590 risulta che l’amministrazione pubblica aveva deliberato di costruire a favore dei Minimi il Convento, presso la Chiesa di San Vittorio, che già legittimamente possedevano per decreto dei vescovi geracesi, imponendo la condizione che la Chiesa continuasse a conservare il titolo di San Vittorio.
Il Convento venne soppresso nel 1814, con la legge che ha soppresso la maggior parte degli istituti religiosi, e adibito a sede municipale, quale è stato fino a poco tempo fa.
Attualmente la struttura ospita la Facoltà di Scienze Infermieristiche e la Segreteria Studenti dell’Università Magna Graecia, di Catanzaro.
Inoltre è sede di numerose manifestazioni culturali, artistiche, ecc. e di importanti convegni, anche di carattere internazionale.
Poi non si può non considerare la lunghissima spiaggia e il mare. La temperatura tiepida fino all’autunno inoltrato, permette di alternare la visita per il centro a momenti di relax in spiaggia, godendo di un mare splendido con alle spalle un paesaggio naturale e storico indimenticabile.
Senza dimenticare la tradizione gastronomica che garantisce sia ottimi piatti a base di pesce che di carne. Buonissime sono le frittelle fatte con i fiori di zucca, il piccantino con la sardella di mare, le crespelle e molti altri prodotti tipici.
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