Paesaggi calabresi

Paesaggi calabresi

“Provavo un gran dispiacere a dover lasciare la Calabria. Le sue bellezze avevano esercitato una specie di magica ascendenza su di me e sentivo che sarebbe stata eterna. Avevo la sensazione che qualsiasi cosa avessi visto in futuro non avrebbe suscitato in me sensazioni altrettanto piacevoli ed indelebili. Di questo non ho dubbi.
Anzi, ho la presunzione di affermare che in nessun’altra parte d’Europa la natura ha tracciato in modo così magnifico le linee che il genio e l’opera umana devono seguire o gli sforzi dell’arte migliorare.”
 Keppel Craven 

Alcune foto dei paesaggi calabresi, ma non vi è foto che possa cogliere la bellezza e la varietà di questi spettacoli della natura. La Calabria ha paesaggi vari, incantati, unici.

San Fili

San Fili

Bellavista Catanzaro

Bellavista Catanzaro

San Fili

San Fili

Kaulon

Kaulon

Piano di Novacco

Piano di Novacco

Scoprendo Catanzaro

Scoprendo Catanzaro con i viaggiatori dell’800 e del ’900

(Ri)scoprendo Catanzaro durante la Notte piccante con i racconti dei viaggiatori dell’800 e del ’900.
Una serata bellissima, un giro di tre ore per il centro storico di Catanzaro, con tante, tantissime persone. Grazie a tutti!!!!

 

notte piccante

Per la Notte Piccante scopriremo il centro storico seguendo i racconti dei viaggiatori, dei poeti e degli studiosi che hanno visitato Catanzaro nell’800 e nel ’900. Gli attori, della Compagnia “Teatro Incanto”, che rappresenteranno personalità come Lenormant, Gissing, Settembrini, Isnardi e Pascoli, saranno seguiti dalle spiegazioni della guida culturale. Sarà l’occasione per riscoprire Catanzaro e il suo centro storico in un modo nuovo, facendoci accompagnare dalle emozioni dei grandi studiosi e poeti che hanno amato questa città. Vi aspettiamo a Bellavista alle 18:30!!!

Roccella Jonica

Roccella Jonica

Veduta di Roccella Jonica dal castello

Veduta di Roccella Jonica dal castello

Roccella Jonica

Roccella Jonica è situato lungo la Costa dei Gelsomini, la riviera bagnata dal mar Jonio e più a sud della Calabria. Il nome della costa trae origine dalla coltivazione del fiore di gelsomino che qui veniva raccolto dalle donne, le gelsominaie, e poi venduto in Francia per la produzione di essenze profumate. Questa costa si caratterizza per le distese sabbiose intervallate da alte rocce che si gettano a picco sul mare, regalando un contrasto di colori tipico della macchia mediterranea. A rocce floride e verdi, si alternano alture brulle ed imponenti. Questo tratto calabrese offre l’opportunità di effettuare numerosi itinerari naturalistici e storico-culturali. Lungo la Costa dei Gelsomini, oltre a Roccella Jonica, si trovano infatti, altri siti di interesse dello Jonio reggino, facilmente raggiungibili perché in successione.
Roccella jonica è un comune risalente alla Magna Grecia, era l’antica località di Amphisya ricordata nei poemi del poeta Ovidio. Nel X secolo il paese si chiamava già Rupella, poi Arocella, fino all’attuale nome di “Roccella” a causa della sua localizzazione sulla rocca, che oggi conserva i resti del castello medievale e della torre.
Come molti centri della costa jonica prossimi al mare, Roccella, subì gli attacchi dei Saraceni. Dal XIV secolo e fino alla metà del XV fu feudo dei conti Ruffo di Catanzaro per poi  passare di mano in mano ad altri feudatari, come i Carafa, fino all’abolizione della feudalità nel 1806.
Col decreto del 4 maggio 1811, Roccella divenne capoluogo di Circondario comprendente i Comuni di Gioiosa e Castelvetere. Nel 1816 diveniva Comune nel Circondario di Castelvetere.

Oggi, percorrendo la Statale 106 in cui si snodano altri siti di interesse come Kaulon, Riace, Stignano, Stilo, si arriva a Roccella Jonica e proseguendo, si giunge fino a Locri con il suo interessante parco archeologico.

A Roccella Jonica sono presenti i resti del castello medioevale, situato su una roccia imponente che domina l’intero comune. Fondato in periodo normanno da Gualtieri De Collepietro, successivamente la proprietà passò alla famiglia Ruffo per diverse generazioni, poi a Galeotto Baldax.
Numerosi sono i ruderi del nobile palazzo, conservante un magnifico portale litico, sormontato dallo stemma, in pietra calcarea ed eroso dal tempo, dei principi Carafa della Spina. Superato il portale d’ingresso (un tempo ponte levatoio) l’attenzione è attratta da un balcone monumentale con mensole scolpite e figurate (mascheroni).
Il palazzo è arricchito al suo interno da un cortiletto, in selciato, con otto canali a forma di stella. Dal cortile si accede, tramite la scala principale, ai piani superiori, dove c’erano gli appartamenti privati dei principi, mentre a pianterreno si accede ai locali destinati a vari usi (cucine, magazzini, ecc). All’interno del cortile si può vedere un pozzo incassato nella parete e, lungo la stessa, la porticina d’ingresso all’elegante scala a chiocciola, in pietra calcarea.
Attigua all’edificio è la Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari, in stile jonico barocco. La chiesa è contigua al palazzo dei Principi Carafa, e la nobile famiglia attraverso un coretto, oggi distrutto, accedeva direttamente all’interno dell’edificio sacro.

Sorprendente per la sua collocazione, incastonata tra le rocce è la chiesa di Maria S.S. delle Grazie. Qui, nella piccola pianura che ospita la chiesetta del 1545, le colline che la proteggono, ricoperte da zone verdeggianti, si alternano a caratteristici tratti rocciosi, che creano una visione paesaggistica d’insieme molto suggestiva. Oasi di pace che regala una vista suggestiva verso la Torre di guardia di origine medievale che costituisce, insieme al recinto murario, il nucleo più antico dell’intero complesso del Castello dei Principi Carafa della Spina.
L’origine antica di Roccella Jonica è testimoniata dalle due alte colonne monolitiche in porfido egiziano, attendibilmente destinate ad un Tempio pagano rimasto inedificato sono state rinvenute in zona Castellace – Melissari, dove probabilmente aveva sede l’antico ”Portus Auxonius” meglio conosciuto come il ”Porto di Maccapè”. Attualmente le due colonne si trovano erette tra il lungomare e la Piazza S. Vittorio, dove furono sistemate nell’aprile del 1985.
Altro interessante sito, tra i molti presenti, è il Convento dei Minimi di San Francesco da Paola.
Da un atto notarile del 1590 risulta che l’amministrazione pubblica aveva deliberato di costruire a favore dei Minimi il Convento, presso la Chiesa di San Vittorio, che già legittimamente possedevano per decreto dei vescovi geracesi, imponendo la condizione che la Chiesa continuasse a conservare il titolo di San Vittorio.
Il Convento venne soppresso nel 1814, con la legge che ha soppresso la maggior parte degli istituti religiosi, e adibito a sede municipale, quale è stato fino a poco tempo fa.
Attualmente la struttura ospita la Facoltà di Scienze Infermieristiche e la Segreteria Studenti dell’Università Magna Graecia, di Catanzaro.
Inoltre è sede di numerose manifestazioni culturali, artistiche, ecc. e di importanti convegni, anche di carattere internazionale.
Poi non si può non considerare la lunghissima spiaggia e il mare. La temperatura tiepida fino all’autunno inoltrato, permette di alternare la visita per il centro a momenti di relax in spiaggia, godendo di un mare splendido con alle spalle un paesaggio naturale e storico indimenticabile.
Senza dimenticare la tradizione gastronomica che garantisce sia ottimi piatti a base di pesce che di carne. Buonissime sono le frittelle fatte con i fiori di zucca, il piccantino con la sardella di mare, le crespelle e molti altri prodotti tipici.
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Un’estate di storie per la Calabria

Un’estate di storie per la Calabria

L’estate passata con i nostri soci per la Calabria è stata bellissima. Abbiamo ascoltato tante storie, camminato per sentieri antichi, aspettato i tramonti sulle terrazze naturali, brindato e ballato sotto una luna estiva incantatrice. E’ stata un’estate di storie antiche e di miti, di paesi riscaldati dal sole del sud e di coste illuminate dal riflesso di una luna che qui sembra più bella che mai. L’autunno, dopo queste giornate, sarà meno malinconico perché avremo il ricordo dei colori della terra rossastra dei paesaggi macchiati dal verde, dell’azzurro di un mare che racconta storie mitiche e sentiremo ancora i sapori genuini bagnati dal vino e accompagnati dalla tarantella.
Grazie ai nostri soci e a quanti ci hanno accolto per i paesi visitati, aiutandoci a riscoprire e a valorizzare la Calabria, terra antica, generosa, affascinante.

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Particolare della Chiesa dell'Immacolata

 

Soverato

Soverato

Soverato

Soverato è una splendida località situata nella parte sud del Golfo di Squillace. Bagnata dal mar Jonio, sviluppa il suo centro vitale nella zona della costa, totalmente incorniciata dal lungomare che regala una vista su una spiaggia dorata vastissima e splendida.

Nella parte superiore sono ancora visibili i resti di Soverato antica, danneggiata dal  terremoto del 1783 e poi abbandonata della popolazione  che la utilizzò come cava di materiali per la costruzione del nuovo villaggio sull’altura vicina. Di quell’antico centro si possono ancora ammirare alcuni tratti delle mura di cinta, i resti del fortilizio baronale, la chiesa Matrice e di Santa Caterina Martire, le viuzze, le abitazioni.

E’ una città dalle origini antiche, culla di popoli che sbarcarono lungo la sua costa e scena di avvenimenti passati. Qui si insediarono i Siculi come testimoniano i ritrovamenti di alcune tombe lungo la costa e poi i greci che fondarono il villaggio di Poliporto, che conserva i  cui resti di alcuni magazzini, di età romana però,  riaffiorati in seguito alle numerose mareggiate invernali.

Nell’Alto Medioevo avvenne il trasferimento degli abitati sui colli, accelerato dal IX secolo per le incursioni saracene.. Poliporto divenne Suberatum, o, nelle fonti greche, Souberaton. Dopo i secoli bizantini (553-1060), il dominio normanno fondò il Regno di Sicilia, di cui venne incoronato nel 1130 sovrano Ruggero II. Soverato fu parte della contea normanna di Squillace, la cui sede passò a Catanzaro sotto gli Svevi (1191 – 1266), gli Angioini (1266 – 1442) e Aragonesi, che nel 1503 cedettero al ramo spagnolo.

Oggi Soverato è una splendida località sul mare, capace di offrire tutto l’anno spunti per itinerari ed esperienze naturalistiche e culturali. Ha una posizione centrale che garantisce la vicinanza con altri luoghi di interesse. Passare una giornata o una vacanza a Soverato vuol dire farsi cullare dal mare, gustare i sapori della Calabria e immergersi in storie antiche che ancora hanno tanto da raccontare.

La nostra giornata a Soverato è passata velocemente tra i vicoletti del centro, le sue chiese e architetture, il mare e un pranzo tipico buonissimo. Se pranzate a Soverato, chiedete di assaggiare la frittura di pesce del posto, vi porteranno i “surici” (pesce pettine) e poi tante altre specialità.

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La Processione della Madonna di Portosalvo

La processione della Madonna di Portosalvo

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Il culto è molto antico e mantiene le caratteristiche tipiche e le motivazioni delle processioni a mare dedicate alla Madonna, protettrice dei pescatori e dei caduti del mare. A Catanzaro la celebrazione della Madonna di Portosalvo avviene l’ultimo sabato di luglio con la processione per le vie più periferiche del quartiere marinaro per poi culminare la domenica seguente, quando in segno di devozione i pescatori organizzano la regata celebrativa portando la statua lungo tutto il tratto costiero catanzarese, seguita da un corteo di altre barche. Arrivata sulla spiaggia di Catanzaro Lido, accolta dai fedeli, viene condotta a spalla nella piazza principale dove ha sede la chiesa di Santa Maria di Portosalvo per la messa e la benedizione finale. Qui la folla si riversa in preghiera con l’animo pieno di fiducia e di devozione nei confronti della protettrice di quello che un tempo era un quartiere di marinai. La messa del tardo pomeriggio chiude i riti religiosi e apre la serata che termina con lo spettacolo pirotecnico che anima ed illumina in modo suggestivo il mare e la spiaggia di Catanzaro Lido. L’ultima domenica di luglio per i catanzaresi è un vero e proprio momento rituale collettivo, pregno di tradizioni tramandate da generazione in generazione. Intere famiglie aspettano dalla mattina l’arrivo della statua in spiaggia e il corteo di barche, e poi con il calare del buio accendono i falò in attesa dei fuochi d’artificio notturni.

Le prime informazioni storiche sulla presenza del culto mariano risalgono al 1874 e provengono da uno scambio epistolare, ma il culto è molto più antico.

Pare infatti che la Madonna di Portosalvo fosse venerata presso una piccola cappella realizzata, già in tempo molto anteriore al 1700, per uso privato della nobile famiglia De Paola in un terreno di proprietà della stessa, che successivamente passò ai De Cumis.

In seguito al terremoto del 1783 la popolazione nel quartiere marinaro ebbe un forte aumento. Unico luogo di culto rimaneva la citata cappella che veniva utilizzata anche come luogo di sepoltura. Nel 1794, per richiesta del De Cumis, fu edificata l’attuale chiesa che il  vescovo dell’epoca  fece aprire al culto sotto lo stesso titolo di Santa Maria Di Portosalvo.

La statua della Madonna recante in braccio il bambino è di per sé testimonianza del radicamento antico al culto, essa reca su entrambe le corone d’argento l’incisione: “Dono a devozione di D/na Elisa Marincola 1862″.

Le credenze popolari attribuiscono alla Madonna di Portosalvo il miracolo della protezione degli abitanti durante la devastante tromba d’aria del 1979.

L’evento, per la sua importanza e per la sua storicità, è collocato nell’Atlante dei Beni Culturali della Calabria come Bene Demoetnoantropologico.

Involtini di pesce spada alla calabrese

Involtini di pesce spada alla calabrese

Involtini di pesce spada alla calabrese

Involtini di pesce spada alla calabrese

Il pesce spada in Calabria e in modo particolare nelle zone della Costa Viola, trova infiniti utilizzi culinari. La pesca tradizionale del pesce spada o “pinocchio della Costa Viola” è un vero e proprio patrimonio culturale da tramandare e preservare.
Gli involtini sono stuzzicanti e semplici da cucinare.
Ingredienti:
800 gr di fette di pesce spada tagliate sottili
100 gr di pomodorini pachino
1 spicchio di aglio
Olio extra vergine di oliva
Un bicchiere di vino bianco
Peperoncino, prezzemolo tritato, sale
Per il ripieno:
200 gr di pangrattato
Prezzemolo tritato
10 gr di capperi dissalati  e 10 gr di olive verdi tritate
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaio di acqua per ammorbidire l’impasto
Pepe, sale

Preparazione:
In una ciotola unite il pangrattato con i capperi, le olive, il prezzemolo, il pepe nero, un pizzico di sale, l’olio e un cucchiaio di acqua. Amalgamate bene in modo da rendere il ripieno morbido e compatto.
Adagiate le fettine sottili di pesce spada private della pelle e stendete su di esse il ripieno. Chiudete ad involtino il pesce e bloccate le estremità con un paio di stecchini da tavola.
In una padella fate scaldare l’olio evo con l’aglio e poi aggiungete i pomodorini. Quando inizieranno ad appassire leggermente unite i capperi, le olive e gli involtini di pesce spada. Fate rosolare leggermente e aggiungete il vino bianco. Fate sfumare, continuate a rosolare da entrambe le parti il pesce e poi aggiungete il pepe e un pizzico di sale. La cottura è molto veloce e sarà ultimata quando sugli involtini sarà visibile una crosticina dorata. Spegnete il fuoco e spolverizzate con il prezzemolo.
Il consiglio è quello di aggiungere poco sale poiché i capperi sono già molto salati.

Scilla

Scilla

Veduta di Chianalea dal Castello Ruffo

Veduta di Chianalea dal Castello Ruffo

Il Castello Ruffo di Scilla

Il Castello Ruffo di Scilla

Particolare del borgo di Chianalea

Particolare del borgo di Chianalea

chianalea

Scilla, mostro mitologico bello da perdere il fiato.

Un borgo sul mare bellissimo e romantico, dalla natura selvaggia e spettacolare. Da Scilla lo sguardo si perde nelle sue meraviglie, fino ad abbracciare la Sicilia che scorge nitida e vicina.

Un luogo così bello da essere impresso nei racconti più remoti che costituirono il pensiero e l’immaginario antico e poi moderno.

Fu descritta come un mostro dal busto e dal capo femminili, sui fianchi appena coperti dalle acque aveva attaccati come serpenti le teste di sei terribili cani che urlavano e latravano senza sosta. Così fu condannata ad essere sfigurata per gelosia la bellissima Scilla, figlia di Forco e della ninfa Crateide. L’amore di Scilla per Glauco, figlio di Poseidone, fu per la giovane motivo di gioia e poi di disperato dolore. Glauco era infatti il prediletto della maga Circe, che non sopportando l’amore dei due giovani, si vendicò di Scilla trasfigurandola in un orrenda creatura marina, con l’aiuto di una malefica pozione che gettò sulle rive del mare dove la giovane era solita bagnarsi. Quando Scilla si immerse nelle acque del mare, vide il suo bacino trasformarsi in tante teste di lupi e cani. Trasfigurata in un essere tanto orrendo, la sventurata si gettò nel mare e andò a vivere nella cavità di uno scoglio vicino alla grotta dove abitava anche Cariddi. Il dolore e la disperazione divennero rabbia che Scilla sfogava con urla disumane, divorando le barche che navigavano nelle sue prossimità. Anche Omero raccontò la vicenda di Scilla nell’Odissea.

Ma ritornando ai nostri giorni, Scilla è una bellissima località turistica e balneare poco a nord di Reggio Calabria. Costituisce uno tra i borghi più belli e caratteristici d’Italia, meta di artisti in ogni epoca e di ogni nazionalità e frequentatissima meta estiva. Di origine antichissima, in greco antico il suo nome era Skylla o Skyllaion, in latino Scylla, dunque il nome di Scilla potrebbe probabilmente significare “scoglio”. E’ nota per il suo mare cristallino e per Chianalea, il bellissimo borgo dei pescatori che si specchia nelle acque dello Ionio. Il castello Ruffo domina dal promontorio Scilleo, regalando maestosità ad una natura bellissima e selvaggia.

Straccetti piccanti di pizza fritta

Straccetti piccanti di pizza fritta

pizza fritta

Durante una cena con gli amici a Reggio Calabria abbiamo assaggiato gli straccetti piccanti di pizza fritta profumati al rosmarino. Sono buoni ma anche semplici da preparare a casa.
E’ un’idea gustosa per uno stuzzichino che sa di Calabria e profuma di Mediterraneo. Gli straccetti piccanti di pizza fritta sono insaporiti con il peperoncino piccante pestato e il profumatissimo rosmarino.
Il peperoncino piccante pestato si ricava dai peperoncini che ancora freschi vengono lasciati essiccare sotto il sole, cuciti tra di loro dal peduncolo. Non è un caso che molti balconi, verande o tettoie in Calabria siano adornati da lunghe trecce di peperoncini rossi piccanti.
Ricetta degli straccetti piccanti di pizza fritta.
Ingredienti:

-        Pasta per pizza già fatta
-        Olio per friggere
-        Sale
-        Rosmarino
-        Peperoncino piccante pestato

Preparazione:

Stendete con il mattarello la pasta per la pizza molto sottilmente, deve essere spessa meno di un centimetro, poi tagliatela a straccetti.
Quando l’olio sarà caldo immergete gli straccetti di pizza e friggeteli fino a quando risulteranno dorati e croccanti.
Disponeteli sulla carta assorbente in modo da eliminare l’olio in eccesso e poi insaporite con un pizzico di sale, peperoncino piccante pestato e rosmarino nella quantità desiderata.

Per chi desidera fare la pasta della pizza in casa, ecco le dosi e le modalità per la preparazione:
-500 grammi di farina tipo 00
-5 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
-25 grammi di lievito di birra
-un cucchiaino di zucchero
-sale
-acqua
Sbriciolate il lievito in 100 grammi di acqua tiepida con lo zucchero. Disponete la farina a fontana sulla spianatoia e versate al centro il lievito sciolto, l’olio e un pizzico di sale fino. Amalgamate il tutto fino ad ottenere un impasto elastico ed omogeneo. Formate una palla che riporrete in un recipiente coperto da un panno. Fate lievitare l’impasto per due ore e poi stendetelo per la preparazione della pizza.