La festa della Candelora in Calabria

La festa della Candelora in Calabria

Pa Candelora cu non avi carni 
‘mpigna a figghiola“ 

La celebrazione della Candelora ha radici profonde, era fortemente sentita nel mondo contadino antico perché segnava il passaggio dall’inverno alla primavera.
E’ una festa antichissima, rintracciabile nei culti pagani romani, nei quali le celebrazioni del mese di febbraio erano strettamente connesse alla propiziazione per i buoni raccolti e la fertilità. La parola latina  februarius rimanda ai riti purificatori. Februare infatti significa purificare, espiare.
Nella februatio, la cerimonia di purificazione della città, le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce.
La festa della Candelora celebrata dalla Chiesa il 2 febbraio fu introdotta solo nel VII secolo, adottando una festa della Chiesa orientale che festeggiava la Presentazione al Tempio del Signore (luce per illuminare le genti) e la relativa purificazione rituale della madre.

Durante la cerimonia cattolica della Candelora vengono benedette le candele, simbolo di luce e purificazione.
Nella tradizione calabrese i riti della Candelora sono strettamente legati all’arrivo del Carnevale e della successiva Quaresima. Oltre alla cerimonia della benedizione delle candele, in questa giornata, come tradizione detta, ci si ritrova con amici e parenti per un pasto conviviale a base di carne di maiale. Anticamente si  consumava questo tipo di menù per prepararsi ai successivi giorni di magro e di rinunce del periodo quaresimale, e chi non aveva la possibilità economica di avere della carne in casa, faceva enormi sacrifici per poterla acquistare. Da qui il detto popolare: Pa Candelora cu non avi carni
‘mpigna a figghiola“ (chi per la Candelora non ha carne da in pegno anche la figlia).
La forte partecipazione alla celebrazione del giorno della Candelora era legata al contesto contadino e all’idea di passaggio dall’inverno freddo e severo, alla generosa primavera.
In Calabria, inoltre, i mesi di gennaio e febbraio erano, e sono ancora, strettamente connessi al rito del maiale, che in passato iniziava il 17 di gennaio, probabilmente perché era il giorno di S. Antonio Abate, raffigurato con ai piedi un porco, a simboleggiare la vittoria del Santo sui vizi del mondo. Il santo è anche il protettore degli animali che in questo giorno vengono portati in chiesa per essere benedetti ad eccezione del maiale. Ma anche perché questo è il periodo più freddo dell’anno in Calabria e quindi il più adatto per lavorare la carne del maiale da conservare.
Il menù principale del giorno della Candelora è costituito da “pasta e casa” condita con il ragù di maiale come primo e le polpette con la stessa carne del sugo per secondo, accompagnati da sottaceti vari.  E’ anche il periodo dei grandi pasti con gli amici e i parenti per “fare la festa al porco”, cioè per consumare la carne del maiale appena macellato.
Era usanza portare “u piattu cu i frittuli” (una porzione di frittole) ai vicini di casa, ornate con fette di arance.
Le frittole, sono gli scarti del maiale che rimangono dalla lavorazione delle carni per la preparazione di salsicce, capocolli e sopressate e che non sono idonei ad essere conservati sotto sale.

Riportiamo un esempio di celebrazione della Candelora in Calabria:
La festa della Candelora a San Nicola da Crissa, provincia di Vibo Valentia
La festa della Candelora rappresenta, per i sannicolesi, una delle ricorrenze religiose più importanti. Ogni anno, infatti, il due febbraio la statua di San Giuseppe (che tiene in mano un canestro con due colombe offerte in voto) e la statua della Madonna (cinta da una ghirlanda di fiori, con in mano il cero e tra le braccia Gesù Bambino) sono accompagnate in solenne processione dalla chiesa del Rosario alla chiesa parrocchiale. Qui le colombe vengono liberate e si procede alla benedizione delle candele e alla celebrazione della messa.
Dopo la messa, il corteo processionale fa ritorno dalla chiesa matrice alla chiesa del Rosario, dove l’ingresso delle statue avviene tra la commozione e gli abbracci dei devoti. Un breve tragitto, compiuto nei due sensi, che si fa tuttavia simbolico e diviene compartecipe di un pathos particolare che trascende qualsiasi artificiosità. Per i sannicolesi la Candelora, soprattutto nel passato, rappresentava la festa religiosa più importante dell’inverno dopo il Natale; costitutiva un momento, forse l’unico della stagione, di ricostituzione “identitaria” per tutta la comunità. Collocata esattamente nel tempo astronomico a metà inverno, essa cadeva, nel ciclo agreste delle Serre vibonesi, nel pieno della stagione più fredda preannunciandone però allo stesso tempo la fine, distante solo 40 giorni, come si dice ancora oggi in paese. Questo passaggio delle stagioni è simbolicamente rappresentato dalla processione religiosa, che con la partenza e poi il ritorno nella stessa chiesa, rinnova la speranza di una stagione agropastorale feconda e di una rinascita sperata e voluta. Non solo momento liturgico dunque, ma rito di propiziazione divina per un intero anno produttivo.

 

San Nicola da Crissa, processione della Candelora

San Nicola da Crissa, processione della Candelora