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Musei calabresi archeologici

MUSEO ARCHEOLOGICO DI REGGIO CALABRIA: (Piazza De Nava 26, 89100 – Reggio Calabria Mail: [email protected]).
Orario di apertura: dalle 9:00 alle 19:30 tutti i giorni. Costo:5 Euro il biglietto intero, 3 Euro il biglietto ridotto per i visitatori dai 18 ai 25 anni. I visitatori di età inferiore ai 18 anni e superiore ai 65 anni entrano gratuitamente.
Cosa offre: Qui è possibile ammirare i Bronzi di Riace, simbolo di una storia antica e straordinaria…Ma per saperne di più su questo museo, ecco una breve presentazione:
Il Museo Nazionale di Reggio Calabria è uno dei musei archeologici più prestigiosi d’Italia. La sede che lo ospita, affacciata sulla centrale Piazza De Nava e a breve distanza dall’imbocco del Lungomare «I. Falcomatà», è un edificio progettato, fra i primi in Italia, ai soli fini dell’esposizione museale; è opera di Marcello Piacentini, uno dei massimi architetti del periodo fascista, che lo concepì in chiave moderna dopo aver visitato i principali musei di Europa.
Il percorso espositivo del Museo ha inizio dal pianterreno, con una Sezione di Preistoria e Protostoria volta a ricostruire la storia della Calabria dalla comparsa dell’uomo sino all’età del Ferro, epoca in cui i Greci giungono per insidiarsi stabilmente nella regione attraverso la fondazione di colonie. Del periodo protostorico, sono interessanti i corredi funebri rinvenuti in località Calanna. La restante parte del pianterreno è riservata esclusivamente alla colonia di Locri Epizeferi, in cui si possono ammirare reperti che riescono a raccontarci la storia e la vita che in questa fiorente colonia si conduceva. Qui si trovano importanti testimonianze provenienti dai corredi funebri che hanno fotografato fino ai nostri giorni la vita e le abitudini dei nostri più lontani progenitori.  Nella stessa sezione sono collocati i reperti del Santuario di Grotta Caruso e Centocamere. Quest’ultimo era il quartiere degli artigiani da cui provengono i reperti delle ceramiche ed utensili prodotti nelle botteghe, mentre la zona del teatro ha restituito le statuette raffiguranti attori ed artisti del V sec. a.C.. Abbondanti i gioielli e gli accessori femminili: particolarmente belli gli Specchi in Bronzo che venivano realizzati proprio nella città di Locri. Infine, tra i reperti più suggestivi campeggia l’imponente gruppo dei Dioscuri, anticamente posto sul frontone del Tempio Jonico di Locri.
Al primo piano sono collocate le sale dedicate alle colonie greche di Reghion, Mètauros, Krimissa, Medma, Kaulonia e Laos. Nella prima sala, dedicata ai reperti provenienti dalla città di Reggio Calabria, è subito visibile la lastra “Griso-Labocetta” in terracotta con due figure femminili, databile intorno al VI sec. a.C.. Sono visibili vari e preziosi reperti ritrovati nei vari santuari e nelle necropoli della città: statuette, vasi, corredi funerari, specchi.
Nella sezione Mètauros si nota, per la sua particolare bellezza, una coppa con decorazioni di uccelli, ed anche anfore e vasi finemente decorati.
Da Medma, invece, giunge la testa di donna con i suoi capelli fluenti e gli orecchini vistosi alla maniera greca.
Ritrovata in una tomba della antica Laos un’armatura completa ed un diadema d’oro. Dalla città di Krimisa, proviene la testa, ben conservata, della statua dedicataad Apollo Aleo ed anche piccoli ex voto.
Sullo stesso piano è collocata la sezione numismatica che conserva collezioni di monete romane e greche di notevole valore, mentre nel cortile dello stesso museo si possono vedere cippi e basi di statue con interessanti iscrizioni.
Anche la sezione epigrafica è collocata al primo piano. Qui si possono ammirare epigrafi che offrono dati fondamentali su molteplici aspetti della città nella sua fase greca ma soprattutto in quella romana.
La sezione subacquea, nata dall’esigenza di radunare la grande mole di materiale ritrovato nei fondali marini si trova al primo piano inferiore. I reperti sono di diversa natura, come le parti di imbarcazioni e vasellame. Qui si trovano la Testa del Filosofo, ritrovata nei fondali di Porticello in cui furono ritrovati anche i resti dell’imbarcazione, sulla cui ancora è visibile la dedica ad Hera, e la Testa di Basilea. Alla testa bronzea del filosofo è stata proposta una datazione attorno al 460/50-440/30 a.C., che ne farebbe uno dei primissimi esempi di ritratto nell’arte greca; altri studiosi abbassano la cronologia tra la fine IV ed i primi decenni del III sec. a.C., attribuendo la testa ad un relitto diverso, sovrappostosi a quello che ha restituito il carico commerciale di un secolo precedente. L’altra testa è nota come «testa di Basilea» per essere stata acquisita dal museo di quella città ma restituita negli anni ’90 al governo italiano in quanto risultata oggetto di un trafugamento illegale da parte di clandestini all’epoca della scoperta del relitto. Imputabili a queste vicende sono i vistosi danni alla patina del volto provocati da sostanze chimiche aggressive con cui è stata tentata una pulizia. La testa è stata datata intorno alla metà del V sec. a.C. per i richiami allo stile di Fidia; la presenza di tratti somatici idealizzati fa supporre che si tratti di una figura divina o quanto meno mitica oppure di un personaggio regale.
Sempre nella stessa area del museo sono collocati i celebri Bronzi di Riace. Dopo un lungo lavoro di restauro di questa zona del museo, è possibile visitare le due statue, risalenti alla seconda metà del V secolo A.C. e simbolo visibile della mirabile abilità scultorea greca.
La nostra breve presentazione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria vuole trasmettere tutta la ricchezza culturale e artistica conservata in quelle stanze che come poche altre possono condurci nei sentieri della storia più antica della nostra civiltà.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO DI SCOLACIUM: ( Via Scylletion,1, 88021 Roccelletta di Borgia CZ. Tel/fax 0961-391356. Mail: [email protected] ).
Orari di apertura: Museo ore 9.00-13.00. Chiuso il lunedì. Parco dalle ore 9.00 fino ad un’ora prima del tramonto
Cosa offre: Il museo è allestito in un edificio rurale che risale al 1800 e recentemente ristrutturato per essere destinato a sede museale. I materiali esposti sono frutto della ricerca archeologica compiuta nell’area in cui sorge il museo stesso e vanno dalla preistoria,età greca, romana,fino al medioevo.
Il parco conserva nel sottosuolo i resti della città greca Skylletion, considerata di origine ateniese, e della colonia romana Minervia Scolacium. La grandezza e la ricchezza del sito sono subito evidenti agli occhi del visitatore che è accolto all’ingresso dall’enorme mole della Roccelletta, ovvero la basilica di S.Maria della Roccella, uno dei più significativi monumenti medievali della Calabria, costruita in più fasi a partire dalla prima metà del XII secolo. Alle spalle della Roccelletta normanna si può osservare il foro romano e l’anfiteatro da cui provengono numerose statue togate (visibili nella sala a pian terreno del museo). Di queste, ricordiamo la statua rappresentante il Genio Augusto, e numerosi ritratti di cui il più significativo è quello di Germanico principe della famiglia Giulio-Claudia. Salendo sulla collina retrostante il museo si può ammirare l’arena e la necropoli bizantina con le cisterne romane che alimentavano le vicine terme ora non più visibili, situate alle spalle dell’ancora esistente chiesetta di Santa Maria della Roccella sulla statale 106. Si possono altresì notare, in posizione un po’ più defilata rispetto alla posizione centrale del parco, anche una villa tardo imperiale e alcuni resti dell’intreccio urbano greco ed una fornace per la calce di epoca normanna.
lo sfondo di tutta questa storia è arricchito dagli ulivi centenari del parco che fanno da cornice suggestiva a un ponte temporale di tradizioni che dai greci tutt’ora persiste.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI CROTONE: (Via Risorgimento, 14 Crotone KR. Tel: 0962/23082)
Orari di apertura: Tutti i giorni dalle 09.00/19.30 escluso il lunedì, biglietto € 2.00 ridotto € 1.00
Cosa offre: l’allestimento prevede due percorsi: il primo ripercorre la storia dell’antica Kroton, il secondo ripercorre lo sviluppo delle vicine colonie. Quello di Crotone è il museo tra più importanti della Calabria per il gran numero di materiali esposti e per il loro valore storico e artistico. I reperti esposti vanno dall’età preistorica, all’età del ferro, all’età greca, fino al medioevo. Tra i reperti di rilievo ricordiamo quelli del santuario di Hera Lacinia e del suo tesoro in oro e bronzo. Fanno parte di questo gruppo il Diadema Aureo e la misteriosa barchetta nuragica in bronzo. Inaugurato nel 1968, raccoglie materiali provenienti dall’ex museo civico.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO DI CAPO COLONNA: (Loc. Capo Colonna – Crotone
0962/934814)
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9:00-13:00 e dalle 15:30 alle 19:00. Chiuso il lunedì
Cosa offre: Una nuova sede museale, costruita tra il 2001 e il 2002, accoglie i reperti più recenti trovati a Capo Colonna.
Il percorso espositivo si snoda attraverso tre sezioni, caratterizzate da colori differenti: verde, viola e azzurro, che corrispondono simbolicamente alla terra, al sacro e al mare.
La prima sezione (verde) è dedicata alla scoperta della colonia romana che si sviluppò nell’area del santuario dal 194 a.C al I secolo d.C.. L’insediamento si trasferì poi sulla rupe dell’antica acropoli di Kroton, nucleo del centro storico della medievale e viceregnale Cotrone, oggi Crotone. Le vetrine espongono i materiali provenienti dalle abitazioni, sia da quelle patrizie ricche e sontuose che da quelle plebee più modeste, offrendo attraverso le diverse classi ceramiche ed i vari oggetti, uno spaccato di vita quotidiana. Tra le ultime scoperte è da segnalare il tesoretto di monete d’oro bizantine da Punta Scifo, che ricorda le vicende della guerra greco-gotica (VI secolo d.C), ma anche le innumerevoli ricchezze transitate dal Lacinio dal periodo greco fino alla tarda antichità.
La seconda sezione (viola) accoglie i rinvenimenti del santuario e si apre con il cippo dedicato ad HeraEleutheria (“che scioglie i vincoli e libera”) con l’iscrizione in alfabeto acheo.
Seguono poi frammenti architettonici e parti di statue di marmo, oltre ai preziosi ex-voto in ceramica e metallo. E’ stato riproposto uno spaccato della copertura marmorea del tetto del tempio A nell’ambito di un percorso che accoglie anche terrecotte architettoniche, gronde leonine, appartenenti ad altri edifici del santuario ancora solo parzialmente esplorati.
L’ultima sezione (blu), offre al visitatore il patrimonio di oggetti e di dati che il mare ha restituito. Questi sono importanti testimonianze delle rotte e dei traffici commerciali che interessarono la costa di Crotone.
Le ricerche subacquee, iniziate già con Paolo Orsi, hanno avuto grande impulso negli ultimi venti anni, permettendo il recupero di numerosi relitti, soprattutto di età romana, carichi di marmi pregiati lavorati e in blocchi, ma anche di navi del periodo greco che trasportavano vino e ceramiche di vario tipo.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DELLA SIBARITIDE: ( Località Casa Bianca, Cassano allo Ionio CS. Tel.0981/79394 -79391).
Orari di apertura: 9.00/19.30 escluso il lunedì. Costo biglietto €2.00, ridotto €1.00. Gratuito sino a 18 anni, over 65, studenti e disabili.
Cosa offre: Inaugurato nel 1996 il museo espone i reperti più significativi provenienti dalla Sibaritide e dagli scavi di tre città sovrapposte: Sibari, Thuri, Copia. Molto interessante è il gruppo di 6 statuine in bronzo databili al I secolo d.C., raffiguranti divinità tradizionali del pantheon greco-romano quali Minerva ed Ercole, accanto ad altre di chiara discendenza orientale ed egizia come Iside e Apis, rispettivamente in forma di vacca che allatta un vitellino e di toro, già con crescente lunare. Del periodo romano sono diverse iscrizioni ed elementi architettonici e di arredo scultoreo e statuario, materiali ceramici e coroplastici, metalli e preziosi, vetri, ossi lavorati e monete. Fra questi, si segnalano anche un gruppo di frammenti scultorei in marmo pario, verosimilmente riconducibili a un ciclo statuario di età giulio-claudia, tra cui spiccano due teste raffiguranti rispettivamente Caligola e Claudio e altri pure riferibili a membri della famiglia imperiale.
Il sito di scavo aperto al pubblico si estende su un’area vasta di circa 500 m di lato, e comprende una parte considerevole delle vie principali di Copia, oltre ai ruderi di diverse ville, con molti pavimenti a mosaico ed, in un caso, di una piccola piscina.  Questa parte del territorio calabro vide il sorgere, lo sviluppo e l’espansione e poi il declino della grande polis di Sibari: qui furono impiantati, in epoche successive alla distruzione della città greca, sovrapponendosi in parte alle sue rovine, prima il centro ellenistico di Thurii e poi quello romano di Copia . Questa eccezionale stratificazione fa di Sibari uno dei siti più estesi ed importanti del Mediterraneo di età arcaica e classica.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO STATALE DI VIBO VALENTIA: (Castello Normanno Svevo, 89900 Vibo Valentia. Tel.0963-43350)
Orari di apertura: Tutti i giorni dalle 09.00 alle 19.00 chiuso il lunedì Ingresso a pagamento € 2,00, ridotto € 1.00 gratuito per disabili , minori e over 65
Cosa offre: Il museo è intitolato al conte Vito Capialbi letterato ed insigne archeologo dell’800 ed è allestito all’interno del castello normanno-svevo eretto per volontà di Ruggero il Normanno su quella che fu la città greca di Hipponium. Nata come fortezza, diventò sede signorile in seguito all’occupazione della famiglia Pignatelli. Restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Calabria, dal 1995 ospita il museo.
Il museo è diviso in quattro sezioni principali: reperti da edifici sacri, da necropoli, da collezioni private e i materiali d’età romana.
L’esposizione ha inizio con oggetti di età protostorica, frutto di scavi nella zona, come quello di una capanna dell’Enolitico. Figura una spada del XIII secolo a.C.,ritrovata fortuitamente presso una tomba del VI secolo a.C.. Al primo piano sono esposti reperti dalle quattro aree sacre della città magnogreca, tra cui:
-dalla contrada Scrimbia provengono reperti databili tra la fine del VII e la fine del V secolo a.C., con ceramiche corinzie, rodie e attiche, anche di grandi dimensioni, grandi vasi ed elmi in bronzo, statuette votive e oreficerie di notevole qualità in oro, argento  e altri metalli, tra cui orecchini, anelli, fibule, spilloni. Sempre dalla stessa area provengono frammenti architettonici, databili intorno al 550 a.C. di un grande tempio dorico ancora non localizzato.
-da Cofino provengono alcuni pinakes di produzione tipica di Locro Epizefiri e due modellini di tempio in terracotta, ricchi di dettagli.
Il piano inferiore espone reperti provenienti dalle necropoli, databili tra la fine del VII e il IV secolo a.C., tra i quali spicca una laminetta in oro con un’iscrizione in dialetto dorico-ionico che attesta il culto orfico, con consigli per il defunto per la vita nell’aldilà. Fu trovata in una tomba di donna databile tra il V e il IV secolo a.C.
I reperti della necropoli ellenistica di contrada Piercastello testimoniano la presenza dei Bruzi nella zona. Tra le testimonianze spicca la presenza di due guerrieri in ceramica provenienti da una tomba a camera monumentale della fine del III secolo a.C..
Tra i nuclei antiquari privati spiccano le ceramiche architettoniche, come le terrecotte arcaiche dal santuario di Scrimbia, le antefisse a palmetta e a maschera silenica. Tra la ceramica si trovano i caratteristici vasi attici a figure rosse.
Interessante è il monetiere Capialbi che contiene alcuni rarissimi aurei locresi.
Nell’ultima sezione, dedicata all’epoca romana, sono custoditi reperti proveniente da Sant’Aloe dove sono state rimesse in luce varie domus e un impianto termale con splendidi mosaici; inoltre poco distante da lì negli anni ’70 è venuto alla luce un ripostiglio monetale di 867 monete d’argento Brettie databili alla fine del III secolo a.C.. Da questa località provengono anche vasi in terracotta e statue marmoree, fra le quali spicca un busto di Agrippa. Sono presenti anche alcuni corredi sepolcrali di età romana con lucerne dalle decorazioni molto raffinate, contenitori e unguentari in vetro di grande pregio.
Nel cortile è esposto un mosaico del III secolo, ritrovato nei pressi dell’antico porto della città.

 

MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI CIRO’ MARINA: (Palazzo Porti, Piazza Diaz 1, 88811 Ciro’ Marina KR. Tel. 0962/370056).
Orari di apertura: martedì e mercoledì orario apertura 9:00 – 13:00
giovedì e venerdì ore 15:00 – 19:00
Cosa offre: Nel Museo sono ospitati materiali provenienti dal tempio di Apollo Aleo rinvenuti negli scavi di punta Alice. Vi sono custoditi anche materiali risalenti alla fase storica di insediamento dei Bretti. Tra i pezzi più importanti:
- Il calco della testa di Apollo della seconda metà V sec. a.C., proveniente dal tempio;
- elementi architettonici vari ed un capitello del tempio;
- i calchi dei piedi e di una mano dell’acrolito, i frammenti in bronzo di una grande statua, due lekythos, una coppa, delle foglie di alloro in bronzo, una testina di kouros arcaico di fattura locale, una statuetta dedalica, una testa di toro in terracotta, i frammenti di lutherion, del materiale brettio (IV sec. a.C.) e corredi funerari.
- una figura femminile in piedi con pitone, delle fibule d’argento, degli orecchini e pendente con testina di leone in oro, due ghiande in terracotta dorata, aryballoi (vasetti per profumi a palla) e due grandi fibule d’argento a staffa lunga contemporanee alla fondazione del tempio (VIII sec. a.C.).
- una mostra fotografica e cartografica sull’archeologia subacquea divisa in due sezioni che riguardano i ritrovamenti relativi le frequentazioni delle coste calabre da parte dei micenei, greci e romani ed i ritrovamenti effettuati a largo di Crotone.

 

MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO DI LOCRI EPIZEFIRI:  (Locri – C.da Marasà 89044 Locri RC. Tel. 0964/390023).
Orari di apertura: Dalle 9.00 alle 19.00 chiuso lunedì; costo del biglietto € 2. Gratuito per i minori di anni 18 e gli adulti over 65.
Cosa offre: Il Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri sorge ai confini dell’area sacra di Marasà, nelle immediate adiacenze del tratto d’angolo in cui le mura dopo il loro percorso parallelo alla costa prendono a svilupparsi verso le colline.
 Il museo espone reperti rinvenuti nella necropolis e nelle aree sacre circostanti e i materiali ritrovati nella località Centocamere. Tra questi, i pinakes conservati anche nel Museo Archeologico di Reggio Calabria. I pinakes sono sottili tavolette rettangolari in terracotta decorate a basso rilievo con scene relative al mito di Persefone ed ai rituali del culto nel santuario ad essa dedicato, conosciuto in tutto il mondo greco con il nome di Persephoneion, detto anche “della Mannella” (dal nome odierno del colle presso le cui pendici sorgono i suoi resti). I pinakes, reperti quasi unici dell’antico mondo greco, risalenti ad un periodo compreso tra il 490 ed il 450 a.C., sono stati recuperati in frantumi (come era costume rituale del tempo), all’interno di grandi depositi votivi. Ma è già l’ingresso del museo che ci trasmette l’idea di questo viaggio verso il mondo classico, infatti nel portico sono esposti due grossi frammenti in calcare appartenenti al famoso tempio ionico di Marasà, un sarcofago romano in marmo di un illustre magistrato del municipium locrese: Caius Ottavianus Crescens , e la parte superiore di un’edicola funeraria (naiskos) ellenistica (IV-III sec. a.C.), proveniente dalla necropoli di contrada Faraone, rinvenuta da Paolo Orsi.
La visita al primo piano del Museo si apre con la sezione dedicata alle necropoli greche di Parapezza e Lucifero, situate a Nord-Est della città antica, dove il tipo di sepoltura più frequente era l’inumazione. In alcuni casi i bambini molto piccoli o i resti del rogo delle cremazione venivano deposti dentro anfore o hydriai (contenitori per trasportare l’acqua con tre manici), di cui alcuni esemplari del VI sec. a.C., sia d’importazione che di produzione locale, rinvenuti nella necropoli di Parapezza, sono esposti a lato della scala. Nella seconda sala sono esposti i materiali provenienti dal celebre santuario di Persefone alla Mannella, identificato ed esplorato da P.Orsi negli anni tra il 1908 e il 1911 nel vallone ai piedi della collina della Mannella, immediatamente al di fuori del perimetro delle mura urbane.
Nella terza sala sono esposte le testimonianze provenienti da importanti aree sacre dedicate ad Afrodite ed Adone. Nella sala 6 sono esposti i materiali di molti importanti santuari locresi, differenti fra di loro sia per le divinità venerate che per la loro collocazione topografica: il Thesmophorion di contrada Parapezza, l’area sacra di Zeus Saettante, il santuario di Marasà, il santuario delle Ninfe di Grotta Caruso. La grande vetrina della sala 7 presenta, nella prima sezione, i materiali provenienti da un pozzo rinvenuto in contrada Cusemi nel 1970, stracolmo di materiali risalenti al periodo ellenistico; la seconda parte è dedicata ai rinvenimenti del teatro (scoperto nel 1940 da P.E.Arias); la terza sezione propone interessantissimi materiali scoperti nel 1993 in uno scavo eseguito nell’area della famosa teca di pietra che conteneva le tabelle bronzee iscritte dell’archivio del Santuario di Zeus Olimpio; l’ultima parte della vetrina è occupata da alcuni frammenti della decorazione architettonica del tempio dorico di Marafioti, indagato da Paolo Orsi nel 1911, quando ormai la spoliazione dei resti dell’alzato era stata radicale.
La fondazione della colonia di Lokroi nel VII sec. a.C. rappresenta l’imponente penetrazione greca sul territorio e la sua influenza nei processi di evoluzione sociale, culturale ed artistica.